Libri di Siciliani
Bibliografia di Siciliani: tutti i libri in vendita online editi da Solfanelli
Gli zolfanelli del flâneur. Cinque profili empatici di Franco Ferrarotti Siciliani De Cumis Nicola - Solfanelli, 2017 - Intervento
Il flâneur di questo libro è frutto di suggestioni provenienti dalla flânerie più accreditata, da Socrate a Charles Baudelaire, da Giovanni Verga a Edgar Allan Poe, da Rainer Maria Rilke a Walter Benjamin, a Renato Caccioppoli ecc. Con negli occhi le sculture di Nathan Sawaya e nelle orecchie il suono di un assolo per flauto traverso e profondissima quiete - e magari gli accordi e le parole del flâneur in frac di Domenico Modugno -, Franco Ferrarotti è il protagonista di cinque atti unici, da altrettanti punti di osservazione, mentre un flâneur fuma la pipa e osserva dubbioso la scena, da deuteragonista. Gli zolfanelli accendistorie del flâneur gettano pertanto una luce "altra" sul rigore e sulla versatilità della scienza sociologica ferrarottiana e invitano il lettore, piromane appassionato, ad accendere nuovi zolfanelli per ulteriori fumate di pipa.
Buongiorno, università. Dal «giornale di bordo» d'un «referente d'Area». Un questionario di questionari Siciliani De Cumis Nicola - Solfanelli, 2018 - Faretra
Questo libro da un lato è la cronaca di una prima esperienza universitaria di "Valutazione della Qualità della Ricerca" (VQR). Da un altro lato, è dell'"Università di domani" che già tratta. E lo fa in aperta polemica con la "volontà prava dei gruppi politici dominanti che hanno sistematicamente rifiutato una seria riforma dell'Università", rendendo vani "gli sforzi più seri di miglioramento" e offrendo "facili alibi a una tradizione di incuria e di disprezzo della cultura, della scienza, della scuola", che dall'Unità arriva fino a noi. Giacché "senza una consapevolezza precisa dei fini dell'Università, e della sua funzione nella società, senza una rigorosa veduta teorica della ricerca scientifica, e soprattutto senza una chiara scelta politica, parlare della riforma dell'Università è tempo perso, e vuota retorica" (così Eugenio Garin).