Libri di Spini
Bibliografia di Spini: tutti i libri in vendita online editi da Abe
Abecedario di Altavilla Irpina: genealogia, cognomi e toponomastica fra terra e casali dei Conti De Capua Spiniello Emilio Barbato Anna Cuttrera Sabato - Abe, 2025
Scopo di questo lavoro che andiamo a presentare al pubblico è documentare l'articolazione degli scenari politici ed economici attraverso arti, professioni, imposte e gabelle dei Catasti Onciari in modo che si abbia un quadro storico della vita sociale nel Regno di Napoli del Settecento. L'intenzione è quella di pubblicare un numero al mese, uno su ogni comune che formano l'ex Provincia di Principato Ultra del Regno di Napoli. Perché i Catasti Onciari? Innanzitutto perché introducono nuovi sistemi di tassazione da cui si ricavano le condizioni reali della vita della gente. E' vero. Nelle altre parti d'Italia i beni venivano valutati dal fisco, mentre nel Regno di Napoli e, dunque, anche ad Avellino, si procedette su dichiarazioni di parte, con tutti gli inconvenienti (false rivele, diminuzione della consistenza dei propri beni, negazione addirittura di possederne) che tale sistema comportava. I catasti comunali, teoricamente, avrebbero dovuto servire alle amministrazioni locali per una equa tassazione, che, al contrario, molto spesso veniva fatta gravare artificiosamente addirittura sui meno abbienti. Era necessario per ovviare a questi veri e propri soprusi che i dichiaranti indicassero tutti i beni stabili, le entrate annue di ciascun cittadino e dei conviventi. I nobili dovevano rivelare i beni posseduti nella propria terra e anche quelli in cui abitano con la famiglia e con i congiunti, facendone una breve, chiara e distinta sintesi sul margine della rivela (autodenuncia). Fine del Catasto Onciario era quello che il povero non fosse sottoposto a tasse esorbitanti e che il ricco pagasse secondo i suoi reali possedimenti. In base a questo principio i sudditi vengono tassati non solo per il possesso dei beni immobili, ma anche singolarmente per le industrie che possiedono, commercio, mestiere o arte che esercitano. Dunque oltre all'imposta patrimoniale restava anche in vigore la vecchia imposta personale. Infatti il focatico, l'imposta del nucleo familiare dovuto da ogni focolare, venne sostituito dal testatico, l'imposta pro capite a quota fissa, pagato da tutti coloro che non vivevano nobilmente, cioè solo da coloro che si dedicavano al lavoro manuale. Questo aiuta i cittadini di oggi a scoprire i nomi, i mestieri e le arti dei propri antenati. Un merito che va soprattutto al direttore Arturo Bascetta, che si è sobbarcato con perizia e volentieri l'immane lavoro di una collana aperta a più collaboratori, come già abbiamo visto per i volumi pubblicati. E' la meravigliosa documentazione del Catasto Onciario (con migliaia di nomi, cognomi e luoghi) portata alla conoscenza diretta degli eredi di quei nonni. Ing. Francesco Maselli Già Presidente Provincia di Avellino
Abecedario di Lapio: genealogia, cognomi, toponomastica e storie sugli Irpini di S. Maria del Fiume Spiniello Emilio Barbato Anna Cuttrera Sabato - Abe, 2025
Con la presentazione di Franco Maselli questo libro e del gruppo di lavoro della ABE diretto da Arturo Bascetta si apre e conduce il lettore immediatamente nel pieno della ricerca storica dell'anno Mille. Ecco subito le origini, che non sono locali, ma si riferiscono agli Appiani provenienti da Irpinum di Teano, ossia l'area dell'antica Abellainatium, da cui giunsero anche gli Avellinesi, cioè Castro Casinatium nell'Atense dell'Ate. Da qui giunsero i fondatori di Lapio e di Arianello fondato dagli Apiciani in fuga dai luoghi di Forchia e Gaudio rifondati a Lapio, prima di L'Apij (Lapio): Irpini messi in fuga da L'Apige (Apice) presso S.Pietro Apostolo di Montaperto: nei Campi Marini, da dove Normanni, Greci e poi Baresi piombarono su Apice, e gli Avellinesi furono in fuga a Taurasi e nel luogo del Palazzo in Arianello. Poi vi fu la liberazione dei Napoletani e Greci liberano Apice e danno l'Abbazia a Montevergine che rifondò il casale di Lapio intorno a Santa Maria del fiume. Ruggiero salernitano fu battuto da Enrico e gli Avellinesi scappano verso Taurasi, quando il Domino Abate di S.Maria del fiume di Apice ridotto a 'don', rifondò Lapio scomparso nuovamente dalla storia ancora nel 1200. E rieccoci in regno di Federico II, quando il Re sceglie Capua per residenza e si staccò la provincia di Principato Ultra Serra Montoro, con la Corte Baronale dei Filangieri Principi di Arianello e nacque il paese della ex Contea di Montaperto divisa in due con la nuova Montefusco. Il Distretto è di Avellino, la Provincia Principato Ultra e i Filangieri di Lapio elevano Arianello a sede del loro Principato, con la struttura feudale della Camera baronale fra '600 e '700, la Popolazioni in rivolta per le tasse, il riassetto per le Università e le oiccole curiosità all'ombra del Palazzo feudale che sono la base delle migliaia di nomi, cognomi di persone e luoghi che fanno di questo libro, un documento pregno di note, dal Catasto Onciario in poi, quando la comunità è riunita intorno a parrocchia e confraternita del 1700. Il cittadino più ricco è il feudatario: Don Gaetano Filangieri, seguono vedove, vergini e forastieri. E' un borgo di maestri d'arte e rari professionisti, dove il feudatario fa la dichiarazione dei redditi da Principe e i braccianti pagano le tasse, come desritto, uno per uno, con i propri beni, ricchi o poversi che siano.