Libri di Tamburi
Bibliografia di Tamburi: tutti i libri in vendita online editi da Italic
Italo Allodi. Ascesa e caduta di un principe del calcio Tamburini Alessandro - Italic, 2012 - Pequod
Se il calcio è "dubbio costante e decisione rapida", come ha ben scritto Osvaldo Soriano, e quindi "arte dell'imprevisto", secondo quanto suggerisce Eduardo Galeano, non a caso Italo Allodi (1928-1999) ne è diventato un grande protagonista. Geniale innovatore, capace di vedere prima e più lontano degli altri, e brillante stratega, dotato di un talento e di uno stile che nel mondo calcistico hanno avuto pochi uguali, Allodi è stato innanzitutto un uomo capace di farsi dal niente, un tipico self-made man del "miracolo italiano" degli anni Sessanta. Nato e cresciuto in provincia da una modesta famiglia, interrotti presto gli studi per fare il calciatore, al termine di una non brillante carriera di mediano ha saputo inventare un mestiere nuovo, per sé e per il calcio, creando la figura del general manager. Dalla rampa di lancio del Mantova, ha raggiunto i massimi traguardi con l'Inter di Moratti ed Herrera, per poi mietere altri successi con la Juventus pochi anni dopo. Poi ecco quella che forse è stata la sua più grande intuizione: dare vita al Centro studi e al Supercorso per allenatori di Coverciano. Ed era in procinto di compiere con il Napoli di Maradona l'ennesima impresa quando è stato preso di mira dalla cattiva sorte, prima coinvolto in un'inchiesta per illeciti sportivi, dalla quale sarebbe uscito del tutto scagionato ma ferito nel profondo, poi colpito dal grave malanno fisico che lo ha condannato a un mesto e solitario finale di partita.
Quel che so di Adonai Tamburini Alessandro - Italic, 2010 - Pequod
"Quel che so di Adonai" è la storia di una "questione privata" che si innesta su un tema di drammatica attualità, quale quello dell'immigrazione. Michele è un affermato architetto che segue con passione anche la campagna ereditata dal padre. Divorziato da parecchi anni, con due figli già grandi e una relazione stabile con una compagna che vive in un'altra città, conduce una vita relativamente serena e tranquilla. Fino alla sera fatidica in cui mentre sta rientrando in città, sulla tangenziale investe con l'auto e uccide un giovane immigrato extracomunitario. L'evento ha su di lui un effetto dirompente. Non gli vengono imputate gravi colpe, perché al momento dell'incidente non superava il limite di velocità e non ha potuto in alcun modo evitare l'impatto. Si sa ben poco della vittima, solo che si chiamava Adonai ed era un immigrato clandestino, di origine eritrea. Nessuno si presenta per identificarlo e le Autorità si preparano ad archiviare il caso, mentre anche dal punto di vista giudiziario le conseguenze del fatto sembrano poco rilevanti. Michele però non riesce a riprendere la vita di prima. Sia nel lavoro che nei rapporti con le persone, anche quelle più care, prova un crescente senso di estraneità, di allontanamento. L'unico modo che ha di ritrovarsi è compiere una sua personale indagine su Adonai, e un tratto alla volta si trova a seguire a ritroso il percorso che ha condotto il giovane immigrato a incrociare tragicamente il proprio destino col suo.
L'uomo al muro. Fenoglio e la guerra nei «Ventitre giorni della città di Alba» Tamburini Alessandro - Italic, 2016 - Pequod
A oltre cinquant'anni dalla sua scomparsa, Beppe Fenoglio (Alba 1922 - Torino 1963) ha ottenuto piena consacrazione e viene reputato un classico del nostro Novecento. Ma non è stato sempre così. Un quadro ben diverso prese forma nel 1952 intorno alla pubblicazione del suo primo libro, "I ventitre giorni della città di Alba", accompagnata da incomprensioni ed equivoci, oltreché dai feroci attacchi di una parte della critica, ostile per motivi ideologici alla rappresentazione che Fenoglio dava della Resistenza. Questi nodi problematici sarebbero perdurati fino a diventare costitutivi della figura dell'autore, condizionando lo sviluppo della sua opera come anche la valutazione a cui essa sarebbe stata sottoposta. Uno dei principali intenti del presente testo consiste proprio nel rilevare la ricaduta negativa che l'accidentata fase dell'esordio ha avuto sull'attività di Fenoglio, e quanto egli ne sia stato deviato e penalizzato, anche rispetto al suo destino di scrittore postumo. Larga parte delle sue opere ha visto infatti la luce soltanto dopo la precoce scomparsa, dando il via all'estenuante querelle sulla loro datazione che per decenni ha monopolizzato l'attività critica. Anche a ciò si deve che alcune di esse non siano state ancora sottoposte a uno studio mirato e approfondito, come appunto "I ventitre giorni della città di Alba", a cui per la prima volta è qui dedicata un'intera monografia.