Libri di Marco Tanzi

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LIBRO   9788889854976

Arcigoticissimo Bembo. Bonifacio in Sant'Agostino e in duomo a Cremona Tanzi Marco   -  Officina Libraria, 2012

Bonifacio Bembo, cremonese, è il principale pittore tardogotico del ducato di Milano, riscoperto da Roberto Longhi nel 1928 in un saggio memorabile apparso sulla rivista "Pinacotheca". Attento alle suggestioni dei grandi maestri del gotico internazionale di passaggio in Lombardia - Gentile da Fabriano, Masolino, Pisanello -, è titolare di una bottega affermatissima nella quale operano anche diversi fratelli, impegnati in svariate commissioni tra pittura e "arti congeneri": miniature, tarocchi, decorazione di tavolette da soffitto e di cassoni nuziali. L'attività del Bembo, sempre per committenti di alto rango, si svolge tra le principali residenze della corte (Milano, Pavia, Vigevano e Cremona) e altri centri di non secondario interesse nella geografia artistica del Quattrocento padano (Reggio Emilia, Caravaggio, Brescia), ma di queste imprese, emblematiche della "civiltà degli ori lombardi" evocata dalle pagine longhiane, quasi tutto è perduto. Nella città natale i lavori più importanti di Bonifacio, spesso malintesi dalla critica, sono per la chiesa di Sant'Agostino, in un momento di particolare fervore culturale del convento eremitano, e per il Duomo, dove dipinge la pala per l'altare maggiore.

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LIBRO   9788897737568

La Zenobia di don Álvaro e altri studi sul Seicento tra la bassa padana e l'Europa Tanzi Marco   -  Officina Libraria, 2015

Cerano e i Procaccini, Genovesino e i Nuvolone, e altri ancora, sono i protagonisti di questo libro che raccoglie e aggiorna sensibilmente una serie di contributi scalati nell'arco di un trentennio: l'ombelico è Cremona con il suo territorio. Si incontrano opere diventate invisibili pur essendo sotto gli occhi di tutti, altre di raccolte pubbliche e private, altre ancora scovate in chiese di campagna quasi sempre chiuse: una tela dell'ultimo Genovesino, l'unico quadro di Giuseppe Caletti nella terra d'origine, una pala di Camillo Procaccini già in San Domenico. Non solo Cremona: c'è una proposta per Cerano scultore e la rara iconografia di una teletta del cappuccino Paolo Piazza, forse dipinta a Praga per Rodolfo II. Un dipinto farnesiano del Malosso è in relazione con un madrigale di Giovan Battista Marino, mentre emerge, a Milano, la figura del poeta veneziano Giovanni Soranzo, che dedica sonetti a Giulio Cesare Procaccini e ai quadroni della Vita del Beato Carlo Borromeo in Duomo, e lascia una descrizione visionaria dell'orologio del Torrazzo di Cremona. Poi affondi, tra la Bassa e l'Europa, nel saggio che dà il titolo al libro, con una tela del Genovesino eseguita per il castellano di Cremona don Alvaro de Quiñones. Il soggetto, Zenobia regina di Palmira, è ripreso da un dramma storico del campione del Siglo de Oro, Pedro Calderón de la Barca, che aveva combattuto con onore agli ordini del Quiñones nella guerra di Catalogna.

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LIBRO   9788897737049

Arcigoticissimo Bembo. Bonifacio in Sant'Agostino e in Duomo a Cremona. Ediz. illustrata Tanzi Marco   -  Officina Libraria, 2012

Bonifacio Bembo, cremonese, è il principale pittore tardogotico del ducato di Milano, riscoperto da Roberto Longhi nel 1928 in un saggio memorabile apparso sulla rivista "Pinacotheca". Attento alle suggestioni dei grandi maestri del gotico internazionale di passaggio in Lombardia - Gentile da Fabriano, Masolino, Pisanello -, è titolare di una bottega affermatissima nella quale operano anche diversi fratelli, impegnati in svariate commissioni tra pittura e "arti congeneri": miniature, tarocchi, decorazione di tavolette da soffitto e di cassoni nuziali. L'attività del Bembo, sempre per committenti di alto rango, si svolge tra le principali residenze della corte (Milano, Pavia, Vigevano e Cremona) e altri centri di non secondario interesse nella geografia artistica del Quattrocento padano (Reggio Emilia, Caravaggio, Brescia), ma di queste imprese, emblematiche della "civiltà degli ori lombardi" evocata dalle pagine longhiane, quasi tutto è perduto. Nella città natale i lavori più importanti di Bonifacio, spesso malintesi dalla critica, sono per la chiesa di Sant'Agostino, in un momento di particolare fervore culturale del convento eremitano, e per il Duomo, dove dipinge la pala per l'altare maggiore. Arcigoticissimo è un termine coniato nel 1827 da Giuseppe Grasselli, ragioniere capo della Magistratura Dipartimentale di Cremona, appassionato compilatore di storia e arte locale: la chiesa e l'ospedale di Sant'Antonio abate, che ora non esistono più, sono "fabbriche arcigoticissime".

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