Libri di Giancarlo Tramutoli

Bibliografia di Giancarlo Tramutoli: tutti i libri in vendita online editi da Manni

LIBRO   9788881769193

Uno che conta Tramutoli Giancarlo   -  Manni, 2007  -  Pretesti

"Ma il protagonista del tuo romanzo sembra un ossesso che salta su una gamba sola dicendo io, io, io, io, io..." Così mi dice il giornalista dell'"Unità". Sto presentando il mio libro alla Feltrinelli di Bari. E io vorrei dirgli: "Ma se ce l'ha una forza, 'sto personaggio, sta proprio in questa sua patologica ossessione egocentrica che si capisce che non è proprio uno normale, che non gli vien mica facile stare tra la gente, che la sua vita è in salita e che cose semplicissime per la maggior parte delle persone, per lui diventano complicate assai." Questo avrei voluto rispondere. Invece gli ho detto con serenità: "In effetti, è così, è un tipo ossessivo, ma a me così m'è venuto, che conosco i miei limiti e ho cercato di utilizzarli nella direzione della caricatura, del grottesco, dell'esasperazione."

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LIBRO   9788881767953

Versi pure, grazie Tramutoli Giancarlo   -  Manni, 2006  -  Occasioni

"Questi versi hanno il difetto d'essere leggeri e imprevedibili; epigrammi, scherzi, giochi di parole fulminanti; l'autore dichiara pubblicamente di non prendersi sul serio" (dalla prefazione di Attilio Lolino).

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LIBRO   9788862662154

L'ultimo tram Tramutoli Giancarlo   -  Manni, 2009  -  Occasioni

«In questa nuova raccolta poetica affiorano due tipi di suggestioni. Tutte e due giocose e leggere. Quella italiana dei Vito Riviello, Toti Scialoja, Gianni Rodari, Totò. E quella americana dei Carl Sandburg, Frank O'Hara, E. E. Cummings. Più un'estetica visionaria e comica che è delle strisce dei Peanuts o di certi cartoni animati della Warner Bros che son stati assai importanti nella mia formazione poetica. Trovo illeggibile gran parte della poesia contemporanea, noiosa e sussiegosa. Se la poesia è questa solita, prevedibile accademia, insomma, l'implacabile poesia dei professori, beh, posso tranquillamente dichiarare che io la poesia la odio. Che il genere è degenerato. Che per restituirle un po' di vitalità, occorre sporcarla col linguaggio quotidiano, contaminarla con quello che ogni giorno vediamo, ascoltiamo, diciamo. Che serve sempre più invenzione, gioco, feroce autoironia».

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