Libri di Roberto Valentini
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Dante a rovescio Valentini Roberto - Youcanprint, 2012 - Saggistica
L'"esercizio di stile" richiesto per riscrivere e contrario delle liriche possiede qualcosa di indubbiamente spassoso, ma anche l'attrazione di una sottile agudeza; non si tratta infatti solo di immaginare il contrario di ogni singolo vocabolo, ma al contempo di supporre nell'inventiva una sorta di pantografo universale che consenta di sdipanare le cangianti fibre della polisemia e di fingersi nel sogno di una lingua edenica (come la forma locutionis perfetta cercata da Dante) antecedente la babelica confusio linguarum. Non certo casualmente lo stesso Umberto Eco si è fra gli altri divertito e cimentato in tale confronto con l'autore della Divina Commedia. In un'ideale contiguità se ne propone dunque una riscrittura ribaltata dell'intero ultimo canto dell'Inferno (mantenendo terza rima, endecasillabi canonici e prevalente lessico coevo), con l'intento di vederne in controluce, pur in una costante cornice comico-burlesca, l'effetto e il risvolto di un tragitto compiuto a rovescio. Dal capovolgimento della cosmografia di cui l'ultimo canto rende ragione a partire dalla caduta di Lucifero, si è cioè immaginato un cammino a ritroso per cui Dante sarebbe forse dovuto discendere dal Purgatorio per entrare dall'egresso dell'Inferno ed uscirne quindi dall'entrata; rivelando così una figura d'uomo rinnovata nel suo libero volere".
Fra terra e luce, antipodi dell'uomo Valentini Roberto - Youcanprint, 2014 - Poesia / Generale
L'idea che ha portato alla realizzazione del presente volume - l'abbinamento di fotografie caratterizzate da una particolare fascinazione a dei versi che ne traducano l'intuizione evocativa, e viceversa - corrisponde al tentativo di moltiplicare la significazione di entrambi gli ambiti, così come alla ricerca della matrice di un linguaggio comune. Presupposto di tale operazione è che a loro fondamento non vi sia nient'altro che la Dichtung heideggeriana, il dettato della Poesia intesa non come arte particolare, ma quale essenza del linguaggio in quanto evento in cui l'ente si apre all'uomo, silenzioso e originario mormorio dell'essere: "Dire, sagan, significa mostrare: far apparire, dischiudere illuminando-celando, nel senso di porgere ciò che chiamiamo mondo. Questo porgere il mondo, che è insieme un illuminare e celare o velare, è la vivente essenza del dire" (M. Heidegger, In cammino verso il linguaggio). Nulla più di queste parole potrebbe far brillare il nesso tra la fotografia, umbratile scrittura con la luce, e l'apertura di spazi, di radure sulla terra della pronuncia poetica: fra terra e luce, antipodi dell'uomo.