Libri di Veglia
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Dante leggero. Dal priorato alla «Commedia» Veglia Marco - Carocci, 2017 - Lingue E Letterature Carocci
Il tempo della «visione» - collocato in anticipo rispetto alla fase culminante della vita politica del poeta (che si snodò dal maggio 1300 all'autunno 1301 e che fu coperta nella "Commedia" da un velo di impenetrabile silenzio) - consente di riaprire il dossier della genesi dell'opera. Perché Dante, in esilio, volle retrodatare il viaggio rispetto alla sua responsabilità nel governo di Firenze? La primavera giubilare, messa di norma a frutto per storicizzare gli interlocutori del viandante e le sue profezie, torna allora preziosa per comprendere i fatti che, dal priorato di Dante (dal 15 giugno al 14 agosto seguenti), portarono alla stesura del poema. In pochi giorni egli visse, con un senso di tripudio e di predestinazione, gli eventi che sarebbero divenuti le coordinate temporali del suo cammino: il trentacinquesimo anno, il decennale della morte di Beatrice e la guida della città. Presto, tuttavia, sarebbe cominciata la fase più drammatica di quell'esperienza, che avrebbe condotto al confino dei capiparte Bianchi e Neri (tra i primi, vi fu anche il suo amico prediletto Guido Cavalcanti) e, via via, al bando del 1302. Il traviamento simboleggiato dalla selva, dove Dante sceglie la controfigura salvifica di David, riceve allora una nuova luce in questa prospettiva. Dalla gravezza della storia ci troviamo così a seguire il cammino di un "Dante leggero", che, da Firenze, approda al luminoso fulgore della «candida rosa».
Beatrice profetica. Poesia, storia e cittadinanza dalla Vita Nova alla Commedia Veglia Marco - Carocci, 2026 - Lingue E Letterature Carocci
A Giosue Carducci non sfuggiva il rapporto di «unità» che Dante imbastì tra Beatrice e la «cittadinanza» di Firenze. Nella Vita Nova, in un celebre capitolo aperto da una solenne citazione del biblico Geremia delle Lamentationes, Dante confessava di avere scritto in latino una lettera a coloro che governavano Firenze per spiegare come la morte di Beatrice avesse diminuito la «dignità» della loro «cittade». La scomparsa della donna costituiva un «pubblico danno», non più soltanto un dramma personale. Per merito di Beatrice, la poesia di Dante assumeva uno statuto profetico, perché annunciava una figura miracolosa, che conferiva significato alla storia degli uomini. Beatrice, a sua volta, avrebbe investito il suo poeta del compito di proclamare la verità «in prò del mondo che mal vive». Nella Commedia, la donna dovrà condurre il poeta a una città che Virgilio non avrebbe mai potuto raggiungere con le sole sue forze e che soltanto lei poteva illuminare nel suo senso ultimo e vero. Questo libro propone la lettura di un simile percorso, mostrando come Beatrice incarni l'esclusiva possibilità, per Dante e per i suoi lettori, di approdare a una più alta «cittadinanza», e come, nella luce abbacinante della «candida rosa», ella continui a risplendere con il carattere profetico e il giovanile fulgore dei giorni radiosi della Vita Nova.