Libri di Eduardo Viveiros De Castro
Bibliografia di Eduardo Viveiros De Castro: tutti i libri in vendita online editi da Ombre Corte
L'intempestivo, ancora. Pierre Clastres di fronte allo Stato Viveiros De Castro Eduardo - Ombre Corte, 2021 - Cartografie
Sul finire degli anni Sessanta, Pierre Clastres lancia una sfida all'etnocentrismo della ragione politica occidentale: e se le società amerindiane, accusate dai colonizzatori europei di essere "senza fede, né legge, né re" non mancassero di nulla? E se formassero, più che delle società "senza Stato", delle società "contro lo Stato"? Tutta l'opera di Clastres esplorerà le conseguenze di questo cambiamento di prospettiva. In questo saggio, Eduardo Viveiros de Castro si propone di interrogare l'intempestività dell'opera di Clastres. Quale spostamento operare in questo pensiero per riattualizzarlo in un'epoca in cui i movimenti dei popoli autoctoni ci impongono di passare "dal silenzio al dialogo", e in cui la crisi ambientale globale presuppone che si trasformi il nostro modo di abitare la Terra? Ritornando a Clastres, Viveiros de Castro mostra ciò che l'antropologia può darci seguendo la via di un "divenire-indigeno" del concetto di politica: un compito urgente di fronte alle contemporanee derive dello Stato-nazione. "Clastres intempestivo? Certo, ma è del resto questa la caratteristica del profeta e di una parola che insorge, giungendo spesso troppo presto o troppo tardi. È questo carattere a farne la grandezza..." (Dalla Postfazione di Roberto Beneduce).
Metafisiche cannibali. Elementi di antropologia post-strutturale Viveiros De Castro Eduardo - Ombre Corte, 2017 - Culture
La prospettiva tracciata da Viveiros de Castro, i cui contributi sono da anni al centro del rinnovamento concettuale dell'antropologia, si fonda su un'opzione antinarcisistica, capace di infrangere la sovranità del soggetto analizzante (antropologo) e il suo presunto primato sull'oggetto analizzato (le società amerindiane). Non è un caso, infatti, che Metafisiche cannibali sia concepito come la presentazione di un altro suo libro, ancora non scritto, intitolato L'anti-Narciso, tutto giocato proprio su questa rottura della relazione dicotomica tra soggetto e oggetto, laddove l'altro, tradizionalmente considerato oggetto dell'indagine, diviene invece fonte preziosa di concettualizzazioni, di epistemologie, di punti di vista indispensabili alla sua (e alla nostra) comprensione. Di qui la domanda-chiave, che orienta tutta la ricerca: qual è il debito concettuale dell'antropologia nei confronti dei popoli che studia? Rispondere a questa domanda, pensare l'antropologia come esercizio di infinita traduzione e di "equivocità controllata", significa partire da un assunto fondamentale: le concezioni e le pratiche che caratterizzano la ricerca antropologica provengono sia dai mondi del "soggetto" sia dai mondi dell'"oggetto", affermandosi tra i due una "alleanza sempre equivoca ma spesso feconda", capace di spiazzare ogni approccio di tipo dualistico. Questo radicale spostamento di prospettiva - sostenuto da una feconda ibridazione che collega l'antropologia strutturale di Lévi-Strauss alla filosofia "rizomatica" di Deleuze e Guattari - definisce la nuova missione dell'antropologia: quella di essere "una teoria-pratica di una decolonizzazione permanente del pensiero", che restituisce al sapere dell'Altro il posto a lungo negatogli nell'orizzonte della conoscenza. E a partire da questa impostazione che nasce una originalissima rilettura dello strutturalismo, della "se-miofagia" e delle popolazioni amerindiane, o dello sciamanesimo come attraversamento delle barriere ontologiche.