Libri di Fulvio Cervini
Bibliografia di Fulvio Cervini: tutti i libri in vendita online di Genere Arti
Liguria romanica Cervini Fulvio - Jaca Book, 2002 - Patrimonio Artistico Italiano
Il romanico in Liguria è riletto, per la prima volta nella sua totalità, da Ventimiglia a Sarzana, con un corredo fotografico inedito sorretto da una stagione di ricerca particolarmente intensa e innovativa. Il volume rivolge uno sguardo di sintesi alla feconda stagione del romanico ligure con chiese lambite dal mare o aggrappate a monti scoscesi, ruderi di possenti castelli o di monasteri inghiottiti spesso dai boschi, frutto di un'arte radicata nella propria storia, ma non ignara dell'Europa e di Bisanzio.
La prospettiva di Brunelleschi. Quaranta buone ragioni per studiare l'arte medievale Cervini Fulvio - Cb Edizioni, 2021
La prospettiva di Brunelleschi. Quaranta buone ragioni per studiare l'arte medievale - CB Edizioni
Il museo e la città. Vicende artistiche pistoiesi dalla metà del XII secolo alla fine del Duecento Cervini Fulvio De Marchi Andrea Tigler Guido - Gli Ori, 2011
Se quello pistoiese è uno dei capitoli più interessanti della storia dell'architettura romanica in Toscana intorno alla metà del XII secolo, tra i principali protagonisti del rinnovamento artistico italiano emerge la figura di maestro Guglielmo, scultore attivo nell'antico pergamo del Duomo di Pisa tra il 1158 e il 1162, ma anche in un pulpito oggi smembrato per la Cattedrale di San Zeno a Pistoia. Le testimonianze pittoriche sono invece molto rare almeno fino alla metà del Duecento, ma subito dopo la metà del secolo una personalità basilare per gli esiti della cultura figurativa pistoiese è quel Coppo di Marcovaldo, pittore fiorentino, che intorno al 1274 realizza un complesso apparato decorativo destinato al tramezzo della Cattedrale. Suo valente collaboratore si rivela il figlio Salerno, verosimilmente il responsabile della Croce dipinta, recentemente restaurata, che oltre ai modelli paterni guarda alle vibranti morbidezze pittoriche del grande Cimabue, traghettando così la pittura romanica verso i suoi apici qualitativi prima dell'avvento di Giotto.