Libri di Cur Naro
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Non so se hai presente un uomo. Domande radicali e linguaggi dell'arte Naro M. (Cur.) - Rubbettino, 2016 - Arazzi
Questo volume è l'esito di una ricerca sulle "domande radicali" - quelle che riguardano il senso della vita, o l'intreccio tra angoscia e speranza che trapunta l'esistenza di tutti - registrate nei e dai vari linguaggi dell'arte. E, giacché tali interrogativi si riferiscono alla realtà umana - complessa e complicata come una matassa ingarbugliata da inestricabili nodi - e la definiscono sotto diversi profili per tentare di illustrarla almeno in chiaroscuro, si può dire che la ricerca, di cui qui si rende conto, verte anche e proprio sull'umano, colto non solo nei versi dei poeti e nelle pagine degli scrittori, ma anche nelle parole che si lasciano dire diversamente, magari col sostegno della musica nella canzone d'autore, o nella gestualità corporea dell'attore e nei passi di danza sulle scene teatrali. Difatti, riguardo all'umano, occorre lasciarsi interpellare da ogni lato e in ogni direzione, ascoltando per esempio le domande che spasimano per sprigionarsi dalla materia di cui è fatta la scultura, o che urlano nei colori di un dipinto, o che sono formulate con una scrittura-altra, impastata di luce e incisa sulla celluloide, diventando fotografia e film.
Ero forestiero e mi avete ospitato. Umanesimo e migrazioni nel Mediterraneo Naro M. (Cur.) - Rubbettino, 2016 - Arazzi
Attraversare il Mediterraneo per cercare la salvezza: questo è un fatto, un dato, un macrofenomeno che merita ermeneutiche all'altezza dell'umanità che vi è implicata. In quelle navigazioni, in quelle speranze, in quegli approdi difficili, sofferti e spesso tragici, vengono messe in questione le identità sia di chi sta da un lato delle coste mediterranee, e fugge, sia di chi sta dall'altro, e diventa meta e fine della migrazione. Vi sono, ovviamente, problemi di ordine pubblico, di ordine sanitario, di ordine logistico, ma tutto questo, di per sé importante, rischia di occupare ideologicamente tutto il campo del nostro sguardo e di renderci ciechi. Leggere il "dato" addirittura come "invasione" invece che come "trasmigrazione" è già, per principio, applicare un'ermeneutica di comodo, anaffettiva, cinica, disumana. In queste pagine si tenta di motivare una lettura diversa, capace di interpretare le migrazioni attraverso il Mediterraneo come frontiera di una nuova convivenza umana.