Libri di Andrea Pannocchia
Bibliografia di Andrea Pannocchia: tutti i libri in vendita online di Genere Scienze Sociali
La comunicazione deviante. Viaggio alla scoperta di un sociologo borderline: la teoria della violentizzazione di Lonnie Athens Pannocchia Andrea - Liguori, 2012 - I Problemi
Il libro analizza gli aspetti scientifici della teoria della violentizzazione del criminologo americano Lonnie Athens, autore di un significativo cambiamento di prospettiva nel campo della sociologia della devianza, e in particolare nell'analisi dei meccanismi decisionali alla base delle scelte delinquenziali di criminali violenti. La teoria, elaborata attraverso un significativo percorso biografico da 'outsider", si basa sull'assunto che alla base di condotte violente non vi siano raptus di follia o condizioni socio-economiche di disagio, bensì un vero e proprio processo di apprendimento - iniziato sovente in tenera età e per mano di adulti significativi quali ad esempio i genitori - che prende il nome di "violentizzazione": vale a dire "socializzazione alla violenza". Molto importanti si rivelano perciò sia la ricostruzione dell'intero percorso biografico dei criminali sia la narrazione di tali gesta da parte degli altri: e fondamentale, per il criminologo, diventa l'adozione di un metodo qualitativo di ricerca.
Gli artigiani dell'etere. Dal pionerismo al digitale terrestre. L'avventura delle tv private toscane Pannocchia Andrea Nardini Massimo - Eclettica, 2012 - Visioni
La storia e il presente delle principali televisioni commerciali della mia Regione che, nate negli anni Settanta o Ottanta, sono passate più o meno indenni dalle leggi Mammì e Gasparri, contribuendo ad arricchire il panorama culturale e informativo italiano. Il libro si avvale delle interviste rilasciate da 15 fondatori e/o direttori di altrettanti emittenti di tutta la Toscana ed è ricco di aneddoti e di curiosità.
Terrorismo e disturbi comunicativi Pannocchia Andrea - Ipermedium Libri, 2007 - Opzioni
Quale rapporto lega il terrorismo alla comunicazione? Che tipo di comunicazione è necessario conoscere per comprendere la portata militare, simbolica e politica delle azioni terroristiche? Perché l'11 settembre 2001 ci siamo trovati impreparati e facciamo così tanta fatica a recuperare una definizione comune dei fenomeni in atto? Come mai siamo ancora così lontani da un uso consapevole di quelle conoscenze remote (legate cioè ai processi di lunga durata e all'esistenza storica degli individui, delle civiltà e delle nazioni) che sole possono aiutarci a comprendere il presente e consentire un maggior grado di obiettività, o correttezza giornalistica? A queste domande, l'autore tenta di rispondere con un saggio a cavallo fra sociologia, storia e politica, attraverso un'analisi originale del dibattito intellettuale scaturito dopo il crollo delle Twin Towers e una ricognizione di ciò che i media (quotidiani, tv, cinema e internet) hanno prodotto sia in Occidente sia negli ambienti vicini ai gruppi terroristici.