Libri di Giancarlo Abbamonte
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Iacopo D'Angelo traduttore di Plutarco. «De Alexandri fortuna aut virtute» e «De fortuna romanorum» Abbamonte Giancarlo Stock Fabio - Edizioni Ets, 2017 - Testi E Studi Di Cultura Classica
Iacopo d'Angelo da Scarperia (1360?-1410/11) fu un pioniere della riscoperta del greco in occidente. Allievo di Coluccio Salutati, imparò il greco a Costantinopoli nel 1395-1396 e lo perfezionò negli anni successivi a Firenze, alla scuola di Manuele Crisolora. Si dedicò poi alla traduzione in latino delle opere di Plutarco, l'autore greco che appassionava il primo umanesimo con le sue biografie dei protagonisti della storia greca e romana. Dopo aver tradotto alcune delle "Vitae parallelae", fra il 1405 e il 1409 Iacopo portò a termine la traduzione dei due "Moralia" dedicati da Plutarco al tema della fortuna e del suo ruolo nelle vicende storiche: il trattato "De Alexandre fortuna aut virtute", diviso in due orazioni, e il "De fortuna Romanorum". Furono queste le prime traduzioni umanistiche di opere appartenenti ai "Moralia", dedicate al cardinale Pietro Filargis, divenuto poi papa con il nome di Alessandro V (14094410). Nell'epistola prefatoria Iacopo presenta queste versioni come risposta all'interrogativo su chi fosse stato il maggiore condottiero dell'antichità, Alessandro Magno o Giulio Cesare, e forte dell'autorità di Plutarco, l'umanista assegna il primato al greco Alessandro, con un giudizio che non sarà condiviso dall'umanesimo successivo. Viene proposta in questo volume l'"editio princeps" delle due traduzioni: per le sue caratteristiche essa fornisce una testimonianza rilevante delle prime esperienze di traduzione umanistica. Nella nota critica è ricostruita la tradizione manoscritta del testo delle traduzioni, mentre le due appendici propongono rispettivamente un profilo della biografia e dell'opera di Iacopo d'Angelo, e una ricostruzione del manoscritto greco utilizzato dall'umanista per realizzare le sue traduzioni.
Diligentissimi uocabulorum perscrutatores. Lessicografia ed esegesi dei testi classici nell'umanesimo romano di XV secolo Abbamonte Giancarlo - Edizioni Ets, 2012 - Testi E Studi Di Letteratura Classica
Nella seconda metà del Quattrocento, l'Umanesimo romano ha prodotto opere di lessicografia e commenti ai testi della letteratura latina che si presentano con caratteristiche radicalmente diverse rispetto ai loro precedenti medievali e pongono le basi per lo sviluppo successivo della filologia. Nel campo della lessicografia, il Cornu copiae di Perotti è il primo vocabolario latino moderno, che si propone di riferire il maggior numero possibile di significati e occorrenze di un termine. Nell'ambito della critica virgiliana, i commenti di Pomponio Leto rappresentano uno dei primi tentativi consapevoli di sostituire il tradizionale commento di Servio, che aveva dominato l'esegesi del poeta nel corso del Medioevo, con interpretazioni attinte ad antichi manoscritti virgiliani, come il Mediceus, a commentari poco noti, come quello alle Ecloghe e alle Georgiche attribuito a Probo, ovvero a testi scientifici dell'Antichità che erano stati da poco rivalutati, come la Naturalis historia di Plinio il Vecchio e l'Historia plantarum di Teofrasto. Dietro l'aspirazione che spinge Perotti e Leto ad aprirsi ad una conoscenza più profonda e originale della lingua latina, ma anche ad utilizzare nuove fonti per la comprensione dei testi latini, si nasconde l'insegnamento di Lorenzo Valla.
Il lessico latino dall'Umanesimo all'età moderna. Atti del Convegno internazionale (28-30 giugno 2024) Giancarlo Abbamonte Marianne Pade Johann Ramminger E Fabio Stok (Cur.) - Edizioni Accademia Vivarium Novum, 2025
I contributi contenuti in questo volume sono stati presentati in occasione del convegno che si è svolto dal 28 al 30 giugno 2024 nella Villa Falconieri di Frascati, organizzato dall'Accademia Vivarium novum. La promozione dei Colloquia Tusculana, che il convegno del 2024 ha inaugurato, si richiama idealmente alla serie dei convegni umanistici che si sono svolti a Sassoferrato dal 1980 al 2016, promossi dall'Istituto internazionale di studi piceni. A promuovere i convegni sassoferratesi era stato Sesto Prete, che nel 1980 volle in questo modo celebrare il quinto centenario della morte del grande Umanista di Sassoferrato, Niccolò Perotti.