Libri di Giovanni Barbera
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La voce disgiuntiva dell'essere. Sull'opera di Emanuele Severino nell' interpretazione di Gabriele Pulli Barbera Giovanni - Liguori, 2023
È possibile problematizzare la pur mirabile opera del filosofo italiano Emanuele Severino, spingere il pensiero al di là di questa, pur a partire da questa? Alcuni libri di Gabriele Pulli si caratterizzano in tale senso. In tal modo, oltre a portare a delle proprie specifiche acquisizioni, essi aprono un ulteriore spazio di pensabilità nel quale questo libro intende inserirsi. Ne risulta un avvicinamento fra tradizioni ben diverse, come quella che fa capo a Severino e quella che si esprime nel pensiero di Gilles Deleuze.
Un dolce profumo d'arancia Barbera Giovanni Carlo - Streetlib, 2024
Palermo, 1282. In una città che soffre sotto la dominazione angioina, un giovane mercante genovese vende il suo carico di spade, ignaro che finiranno nelle mani dei rivoltosi. Un gesto che accende la miccia dei Vespri Siciliani. Inseguito da uomini che crede vogliano impossessarsi del ricavato della vendita, si ritrova al centro di un gioco più grande di lui, tra cospirazioni, documenti segreti che possono cambiare tutto, nemici e alleati di cui ignora l'esistenza. Un romanzo storico intenso, un'avventura medievale tra intrighi, fughe e amore, dove ogni scelta pesa quanto una vita.
La felicità che tiene. Perché non possiamo salvarci da soli Barbera Giovanni - Liguori, 2026 - Senza Collana
"La felicità che tiene" non è un manuale e non è un invito a "funzionare meglio". Muove piuttosto da una domanda semplice: "che cosa consente a una vita di durare senza spezzarsi?". La stanchezza di oggi non viene letta come difetto personale bensì come effetto di un ordine che pretende autosufficienza e traduce il bisogno in vergogna. Il libro rovescia questo mito e sposta lo sguardo sul campo, sull'intreccio concreto di legami, luoghi, ritmi e vincoli che rende il vivibile praticabile. In questa prospettiva, la felicità non è un "sentirsi bene" da produrre né una motivazione da esibire: è un criterio per riconoscere quando il tempo sostiene e quando invece consuma. Indica se un'esistenza resta attraversabile senza finzioni, se lascia spazio a pause e riprese, se consente di mantenersi fedeli a ciò che si è riconosciuto vero. "Non possiamo salvarci da soli" smette di essere uno slogan e diventa un dato strutturale. Ne deriva una domanda politica concreta su chi può prendere tempo, chi lo perde, quali condizioni rendono giusta una convivenza.