Libri di Barghini
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«La spina s'incapriccia d'esse rosa». Mauro Marè, un neodialettale a Roma Barghini Edoardo - Castelvecchi, 2023 - Le Navi
Rinomato notaio romano, Mauro Marè (1935-1993) è autore di sei raccolte che hanno rivoluzionato la poesia romanesca. Dotato di una cifra stilistica personalissima, Marè si rivela in perfetta sintonia con le massime esperienze culturali del Novecento: legge Heidegger, Benjamin, Foucault, rilegge Belli dietro la lente deformante di Joyce, Kafka, Gadda, con un occhio alle allucinazioni di Schiele, Grosz, Bacon e alla Roma trasfigurata da Scipione e Pasolini. La sua opera abbatte tutte le convenzioni stilistiche, linguistiche e tematiche della «romanescheria» per catapultarci in un mondo spietato e disperato che «ppiù vva avanti/ e ppiù sse dietreriora», dove «la ggente campa pe ssentito dì» e «l'omo è nniunque/ va dda novunque/ verso novunque». Questa ricca scelta di liriche, ampiamente commentate, ricostruisce il percorso di una poesia che Franco Loi definì «una lezione di dolore e di contemplazione che la letteratura italiana non può trascurare, e la contemporaneità deve ascoltare». Con antologia di testi commentati; Prefazione di Raffaele Manica; Postfazione di Marcello Teodonio.
La poesia romanesca del secondo Novecento. L'innovazione: Mario dell'Arco e Mauro Marè. Ediz. illustrata Barghini E. (Cur.) Ludovisi M. (Cur.) Marconi C. (Cur.) - Paolo Loffredo, 2026 - Mosaic
Mario dell'Arco (1905-1996) e Mauro Marè (1935-1993) sono due figure centrali della poesia romanesca del secondo Novecento. Benché assai diversi per formazione, poetica e intenti hanno entrambi contribuito a rinnovare le possibilità espressive del dialetto di Roma: se Dell'Arco ne fa lo strumento di una poesia tersa ed essenziale, sorretta da una raffinata ricerca formale e da una forte tensione visionaria, Marè ne forza strutture e confini, facendone una propria "lingua d'arte" dal carattere fortemente sperimentale. I saggi riuniti in questo volume analizzano l'opera dei due autori da molteplici angolazioni: il rapporto con la tradizione romanesca e con la maggiore poesia italiana ed europea; le scelte linguistiche, metriche e formali; il dialogo con Roma, la sua storia e il suo immaginario; l'indagine filologica e la storia dei testi; la ricezione, la traduzione e la fortuna critica. Il libro, primo di una serie di tre, intende così inaugurare un percorso di studi dedicato al romanesco contemporaneo, proponendosi come punto di riferimento per ripercorrere, attraverso le voci dei suoi massimi artefici.