Libri di Cur Basilico Gabriele Calvenzi
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Ritorni a Beirut-Back to Beirut. Ediz. a colori Basilico Gabriele Calvenzi G. (Cur.) - Contrasto, 2023 - Varia
Il volume definitivo con i reportage realizzati da Gabriele Basilico a Beirut con un'ampia selezione di fotografie in bianco e nero e a colori. "Ritorni a Beirut" di Gabriele Basilico è il libro che ricorda la relazione profonda e appassionata che ha legato Gabriele Basilico alla città di Beirut, diventata negli anni uno dei cardini centrali del suo impegno con la fotografia. Oltre a un lungo lavoro in archivio di rilettura di tutto quanto Basilico ha realizzato, sono stati invitati a esercitare i loro ricordi anche "i complici" dei diversi viaggi. L'ampia selezione di fotografie in bianco e nero e a colori è introdotta da testi di Gabriele Basilico, Giovanna Calvenzi, Tanino Musso, Fouad Elkoury, Gabriel Bauret, Christian Caujolle, Alessandro Ferrario, Rita Capezzuto e da una Cronologia di Farian Sabahi. Così, pagina dopo pagina, scopriamo il lavoro realizzato da Gabriele Basilico in occasione di quattro missioni fotografiche a Beirut nel 1991, 2003, 2008 e 2011. L'occhio del fotografo si posa così su una città che cambia nel suo aspetto e nella sua anima, legandosi a quella di Basilico che così scriverà: «La pratica del ritornare crea una singolare disposizione sentimentale: come l'attesa per un appuntamento desiderato, un risvegliarsi della memoria per luoghi, oggetti, persone, come se si riaccendesse il motore di una macchina ferma da tempo. Per Beirut è stato anche di più».
Milano ritratti di fabbriche. Quarant'anni dopo Basilico Gabriele Calvenzi G. (Cur.) - 24 Ore Cultura, 2022 - Grandi Libri Di Fotografia
Un elogio all'architettura industriale rappresentata dalla maestria di un grande fotografo italiano. Torna nuovamente disponibile in edizione aggiornata lo storico volume di Gabriele Basilico, la prima grande indagine sull'architettura industriale milanese, che rivelò il talento dell'allora giovane fotografo, inserendolo prepotentemente tra i protagonisti del rinnovamento della fotografia italiana nel corso degli anni '70 e '80, in un processo che la condurrà definitivamente all'interno dell'arte contemporanea. Gabriele Basilico, uno dei maestri della fotografia italiana contemporanea, è stato un artista che ha avuto un ampio riconoscimento a livello internazionale. Nato a Milano, architetto di formazione, iniziò a fotografare nei primi anni Settanta. La forma e l'identità delle città, lo sviluppo delle metropoli, i mutamenti in atto nel paesaggio post industriale contemporaneo sono da sempre stati i suoi ambiti di ricerca privilegiati. Ha partecipato a innumerevoli progetti di committenza pubblica su incarico di importanti istituzioni. Le sue fotografie fanno attualmente parte di prestigiose collezioni pubbliche e private italiane e internazionali. Data agli anni 1978-1980 la sua prima ricerca importante, "Milano. Ritratti di fabbriche" presentata nel 1983 al Pac (Padiglione d'Arte Contemporanea) di Milano.
Abitare la metropoli. Ediz. illustrata Basilico Gabriele Calvenzi G. (Cur.) - Contrasto, 2013 - Lezioni Di Fotografia
Sono nato in questa città nell'agosto del 1944. La guerra non era ancora finita e Milano, proprio in quel mese, fu di nuovo colpita dalle bombe". Così comincia "Abitare la metropoli", il testo scritto e raccontato da Gabriele Basilico nel 2010, in due serate al Teatro No'hma - Teresa Pomodoro di Milano. Quell'esperienza e quel testo, riproposto ora nella sua interezza, è stato per Basilico, come afferma Giovanna Calvenzi che ne cura la riedizione, "l'occasione per dare forma e ordine a riflessioni che da tempo, in modi diversi, stava organizzando". Le parole di Gabriele Basilico costituiscono allora una testimonianza vibrante, una dichiarazione d'amore per la sua città e per le città in genere, una riflessione profonda intorno al proprio lavoro e alla quotidiana pratica di osservatore attento e lucido degli spazi metropolitani. Una consapevole dichiarazione di quanto la fotografia "come esperienza artistica, anche e soprattutto nella sua funzione e missione documentaria ha a che fare inevitabilmente con la bellezza, con un'esigenza visiva di interpretazione formale, di una traduzione estetica del mondo."