Libri di Andrea Bellocci
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Implicanza degli opposti, aporia dell'identico Luigi Pareyson interprete di Karl Barth Bellocci Andrea - Lithos, 2012 - Studi
Già all'inizio, ben prima dell'incontro con Schelling, e della presunta "svolta" verso il pensiero tragico, Pareyson s'imbatte nel "Römerbrief" di Karl Barth, l'opera che, come si tenterà di mostrare, costituisce il vero legato speculativo, nonché l'emergenza schiettamente tragica ed aporetica, del suo intero "iter". Pareyson interpreta il Dio barthiano tramite l'implicanza dialettica con il male, di cui è dichiarato fondamento e origine prima. E, tuttavia, non conduce alle sue conseguenze ultime l'aporia che pure ha intuito giacere al fondo della "necessaria connessione tra positivo e negativo": l'un opposto si pone in base alla negazione dell'altro, sì che, se il male non può essere senza Dio, egli stesso, a rigore, non è senza il male (...) Il "vincolo implicativo" tra opposti non riesce ad opporre, e la lotta configurata dal pensiero tragico non si costituisce quale reale lotta: in base all'aporia implicativa, positivo e negativo, Dio e il male, fondamento e fondato si rivelano "indiscernibilmente essenti, fondanti e fondati", e si contraggono nell'identità.
L'impossibile differenza. Commentario critico alle ricerche filosofiche sull'essenza della libertà umana di F.W.J. Schelling Bellocci Andrea - Edizioni Ets, 2026 - Philosophica
L' indagine condotta sulle Ricerche filosofiche sull'essenza della libertà umana esamina le aporie della relazione metafisica tra il fondamento e il fondato, l'uno e i molti, la totalità e le parti, su cui Schelling imposta la questione del rapporto tra Dio e l'uomo. Malgrado la "legge dell'identità", introdotta per garantire la libertà del finito nel seno del Dio dialettico, egli stesso avverte che la totalità dell'ente, interamente sottesa dalla libertà, si perde nell'identico. Poiché i due principi del fondamento e dell'esistenza strutturano lo spirito umano e divino, Schelling ricorre alla necessità del "fatto" del male, per istituire la "possibilità" della differenza ontologica. Per fuggire il pericolo del dualismo e dell'identità, retrocede infine a un'indifferenza originaria e ulteriore, che tuttavia alberga già in sé i due principi in cui si scinde. Vengono esaminate le affinità e divergenze tra Schelling, Böhme, Baader, Kant, Fichte e Leibniz, sulla concezione di Dio e del male, e l'influsso esercitato dalle Ricerche su Kierkegaard, Barth e Pareyson. Il problema che si pone al centro dell'indagine, in costante confronto critico con Heidegger, è rappresentato dalla differenza, e dal suo risvolto aporetico nell'identico.