Libri di Adam Bodor
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Boscomatto Bodor Ádám - Il Saggiatore, 2019 - La Cultura
C'è un paese che non c'è. Al centro di una valle nebbiosa, circondato da un bosco dai cui rami scheletrici penzolano cadaveri di impiccati, il paese - un nucleo isolato di case in rovina, una locanda, un bagno pubblico - vive una non-vita immota e immutabile, congelata in un'eterna ripetizione di gesti, riti, culti. L'inverno è lungo, l'estate corta, le gravidanze durano due anni: nemmeno i bambini vogliono nascere, nella valle della Verhovina. Nulla turba questa quiete che non è un letargo; è un corna: gli abitanti - il capo della brigata per il controllo delle acque, Anatol Korkodus; il giovane Adam, uscito dal penitenziario di Monor Gledin per aiutare il brigadiere nelle sue mansioni; la curatrice Nika Karanika, che sa resuscitare i morti; la sarta Aliwanka, che predice il futuro nei fazzoletti inzuppati di lacrime - aspettano; aspettano che in paese arrivi qualcuno, ma non arriva mai nessuno, e quei pochi che arrivano se ne vanno, o scompaiono, o si gettano nelle acque della sorgente numero due, dove tutto ciò che cade «diventa blu, e dopo un po' di tempo vi si deposita sopra una specie di cristallo blu in aghi appuntiti». Anche gli uccelli sono spariti: sono volati via, un giorno, e non sono più tornati. Ultimo romanzo di Ádám Bodor, «l'autore più spietato, più crudele della letteratura contemporanea est-europea» nelle parole di László Krasznahorkai, "Boscomatto" è una successione di tavole bruegeliane in cui le situazioni si ripetono in modo ossessivo, come se i personaggi - lunga teoria di figure sole'e disperate, accomunate da un desiderio perennemente frustrato di contatto umano - fossero condannati a replicare senza sosta i gesti di una farsa insensata. Del resto, nella valle della Verhovina non esistono passato, presente e futuro; il filo del tempo è un cappio e ogni vita, congelata nel ghiaccio, è un fossile imperfetto che ci arriva dalla fine dei giorni, alla cui sorte siamo tutti fraterni.
La visita dell'archivescovo Bodor Ádám - Il Saggiatore, 2026 - La Cultura
A Bogdanski Dolina il tempo ristagna in un'attesa senza fine. Stretti tra il silenzio sepolcrale che domina le vie e il fetore persistente dei rifiuti che cingono il paese come una muraglia, i suoi abitanti non possono fare altro che aspettare e nel frattempo tentare di rimanere sani. Il rischio è quello di finire all'Izolda, il luogo in cui vengono rinchiusi in isolamento i tubercolotici e i folli: gli indesiderati, quelli che non devono essere visti. Poi, un giorno, d'improvviso, arriva l'annuncio che la popolazione riceverà la visita dell'arcivescovo; un momento di prestigio così alto che da solo potrebbe redimere l'intera città, donandole un nuovo futuro. La data dell'evento è ignota. Bisogna perciò farsi trovare pronti, bisogna essere pazienti e prepararsi, bisogna risultare impeccabili per quando verrà il giorno. Bisogna, in primo luogo, sanare le strade: mondarle da tutto e da tutti coloro che potrebbero essere motivo di imbarazzo. Eppure, come ogni giorno di attesa rivelerà in modo sempre più inquietante, non tutto può essere celato; non tutto può essere cancellato. Seguendo le vicende delle sorelle Senkowitz, rinchiuse e poi fuggite dall'Izolda, del cappellano militare Gábriel Ventuza, giunto in città per recuperare le spoglie del padre assassinato, del vicario Periprava, crollato in un sonno senza fine vegliato dagli inquietanti archimandriti, Ádám Bodor dà vita a una litania surreale e grottesca sulla speranza e le illusioni umane. Scritto magistralmente da uno degli autori più importanti dell'Ungheria contemporanea, La visita dell'arcivescovo è una danza macabra di ombre e attese, un disegno nero su una pagina scura che ritrae i nostri desideri più sinceri.
Il distretto di Sinistra Bodor Adám - E/O, 1998 - Dal Mondo
Non si tratta di un vero e proprio romanzo, quanto piuttosto di un susseguirsi di immagini e avvenimenti, che tracciano i contorni di un mondo immaginario: il Distretto di Sinistra, una zona geografica di montagne e boschi, che però non esiste in nessun luogo, dove strani personaggi agiscono guidati da una volontà esterna e incomprensibile. Un universo assurdo e incoerente, che rappresenta una evidente metafora del totalitarismo.