Libri di Luisa Borghesi
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Il senso della storia. Il confronto tra Karl Löwith e Reinhold Niebuhr Borghesi Luisa - Studium, 2021 - Cultura
Nel 1941 Karl Löwith è costretto a lasciare il Giappone per gli Stati Uniti dove arriva anche grazie all'aiuto del teologo e filosofo politico Reinhold Niebuhr, uno dei maggiori protagonisti del panorama intellettuale americano del '900. È proprio in quegli anni, a contatto con la cultura e il cristianesimo americani che Löwith pubblica Significato e fine della storia. Il volume, edito nel 1949 in inglese con il titolo Meaning in History, uscì contemporaneamente ad un'opera di contenuto analogo di Niebuhr, Faith and History. Il tema di ambedue è il senso della storia e il significato della secolarizzazione moderna. Entrambi riflettevano sul rilievo o meno del cristianesimo nel mondo post-bellico. Due culture, quella americana e quella tedesca, si misuravano e gli autori, che si conoscevano personalmente, recensirono l'opera l'uno dell'altro. Il volume ricostruisce il dibattito tra di loro, interessante per contestualizzare anche il periodo "americano" di Löwith e pubblica, nell'appendice, il breve epistolario e i testi che segnano il loro confronto.
Dalla «fine della storia» allo «scontro delle civiltà». Il dibattito americano tra Francis Fukuyama e Samuel P. Huntington Borghesi Luisa - Studium, 2025 - La Dialettica
Francis Fukuyama, con La fine della storia e l'ultimo uomo (1992) e Samuel P. Huntington, con Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale (1996), sono i protagonisti del dibattito sullo scenario mondiale dopo il crollo dell'URSS e la fine della Guerra fredda. La loro attualità è scandita da due eventi: il crollo del muro di Berlino, nel 1989, e il crollo delle Torri gemelle, a New York, l'11 settembre 2001. Il testo di Fukuyama rappresentava il manifesto dell'era della globalizzazione ed esprimeva l'ottimismo di un mondo di prosperità e di pace unito dal liberal-capitalismo. Il testo di Huntington, al contrario, la cui fama si imponeva all'inizio del millennio, dipingeva un tempo problematico, pericoloso, nel quale l'Occidente doveva moderare i progetti di egemonia universale per evitare un conflitto mondiale. I testi dei due autori inquadravano due momenti storici distinti e rappresentano due paradigmi tipici della riflessione politica nordamericana oscillante tra una tendenza universalista e "messianica", e una tendenza realista ostile al coinvolgimento dell'America in scenari di guerra. Il volume offre una ricostruzione del dibattito tra i due autori, andando al di là dei luoghi comuni di una pubblicistica che ha bloccato entrambi in fisionomie stereotipate e costituisce un contributo al dibattito contemporaneo centrato sul disgregarsi della centralità dell'Occidente e sulle difficoltà degli USA di rapportarsi al nuovo "disordine" mondiale.
L'America e la guerra. Il pensiero politico-religioso di Stanley Hauerwas Borghesi Luisa - Studium, 2026 - La Dialettica
Stanley Hauerwas è professore emerito presso la Divinity School della Duke University, dove ha insegnato Etica teologica. Nel 2001 «Time» lo ha indicato come il miglior teologo americano. Costituisce una delle voci che si sono espresse con più forza contro l'interventismo militare statunitense a partire dall'11 settembre 2001. Centrale nella sua riflessione è l'analisi dei rapporti tra teologia e politica, cristianesimo e democrazia in America. Studioso di Tommaso d'Aquino, Karl Barth, Ludwig Wittgenstein, Iris Murdoch, John Howard Yoder e Alasdair MacIntyre, Hauerwas è un critico della secolarizzazione. Da qui sorge la sua opposizione alla religione civile americana, al messianismo che vede gli USA come nazione e popolo eletti, investiti della missione di portare nel mondo democrazia e libertà. In questo contesto politico-religioso la guerra, come documenta nel suo volume del 2011 War and the American Difference, assume un ruolo centrale. Essa rappresenta la funzione liturgica fondamentale per il rinnovamento morale della nazione. La guerra diviene un fattore essenziale della missione americana nel mondo. Il volume, che costituisce la prima monografia sull'autore in Italia, analizza la sua critica della teologia politica, la demitizzazione del messianismo politico americano, il suo rifiuto della guerra, soffermandosi sulle analogie e le differenze con i realisti politici, con la posizione di Reinhold Niebuhr in particolare.