Libri di Buriano
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Movimento circolare ed esperienza della concretezza tra Platone e Hegel Buriano-Aimonetto Eugenio - Mimesis, 2016 - Askesis. Studi Di Filosofia Antica
Nell'immaginario comune gli uomini ascrivono alle idee un certo ciclo vitale: esse nascono, crescono, si diffondono, talora si sclerotizzano, fi no a essere annientate e obliate. Ma il loro decorso non pare coincidere con lo svolgimento dei tempi e dei modi della fisiologia quotidiana. Il metabolismo della filosofi a (la considerazione pensante per eccellenza), infatti, non solo non sembra compatibile con il normale andamento delle cose, ma addirittura ne rovescia l'abituale forza di gravità: a un filosofo appare più vicino un astro remoto che il pozzo davanti ai suoi piedi. Agli occhi dei più un abominio, a detta di pochi un prodigio. In ambo i casi il pensiero non lascia mai le cose così come sono, invadendo bruscamente la realtà e alterando la percezione degli eventi. Di fronte a questa consapevolezza, originariamente conseguita da Platone, i due dispositivi teorici d'ispirazione hegeliana che guidano la decifrazione del comportamento filosofi co sono la circolarità e la concretezza. La scommessa sotterranea è una soltanto: il tempo del pensiero, in ultimo, può circolarmente ricongiungersi col tempo della vita, perché ogni verità non è tale se non vissuta e condivisa.
Trópos. Rivista di ermeneutica e critica filosofica (2019). Vol. 2: Destino ed eredità dell'eleatismo. Un'indagine intorno al possibile e al reale Buriano-Aimonetto E. (Cur.) - Aracne, 2020
Pur in diversi momenti storici assai distanti fra loro, la tradizione filosofica occidentale ha intrattenuto con Parmenide un rapporto travagliato, a tratti esplicitamente conflittuale, con il comune intento di osteggiare la presunta pretesa autocratica di un pensiero totalizzante, insensibile alla varietà proteiforme che popola il mondo. Pur nel tentativo di restituire consistenza ontologica alla molteplicità, non pochi autori si sono tuttavia resi conto dell'inconfutabilità della sentenza eleatica, restituendola immutata. Il volume raccoglie contributi eterogenei che ripercorrono l'aporia appena accennata, affrontando altresì tematiche collaterali strettamente implicate, tra cui la relazione finito/infinito, identità/differenza, libertà/necessità. Da essi traspare una vividezza comune, un'effervescenza creativa che con ragione, come alcuni degli autori si sforzano di comprovare, potrebbe dirsi eleatica a discapito dell'usuale vulgata che stigmatizza il parmenidismo come un sistema claustrofobico, immotivatamente votato a un quietismo cadaverico.
Singolarità e paradigma. Il monismo delle forme di Plotino Buriano Eugenio - Orthotes, 2026 - Studia Humaniora
Com'è possibile conoscere ciò che non si lascia conoscere? La cosiddetta «teoria delle idee» cercava a suo modo di intercettare questo interrogativo, e con un ardire alquanto ironico evitava accortamente di rispondervi. Assecondando la dialettica platonica, occorre sfibrare la parola finché non rimane più niente da dire, finché resta, semmai, qualcosa da contemplare. Ai margini del linguaggio brilla l'idea, che Plotino scorge come atto anziché come fatto, come segno anziché come significato, come vita anziché come dottrina. Per questo «principe dei Platonici» l'idea nomina un innominabile: l'evento o il reale, l'intempestivo o l'inattuale cui la filosofia non smette di tornare, riscoprendo ogni volta la sua origine greca. Con un tratto dunque insistente e insieme errante, questo scritto restituisce i presupposti dell'eidetica plotiniana nella continua reversione di monismo e pluralismo delle forme. Mimando lo stile visionario delle Enneadi, esso s'impegna a ricreare uno stesso - l'Uno, l'idea - da molteplici angolazioni prospettiche, mostrando che di quel che v'è di più pregevole ed enigmatico - la singolarità di ogni cosa - ci si può appropriare soltanto diventandone paradigma.