Libri di Cur Caldera Cur Castiglioni
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La Cappella dell'Umiltà di San Francesco al Sacro Monte di Orta San Giulio. Studi e restauro. Ediz. a colori Caldera M. (Cur.) Castiglioni C. (Cur.) - Scalpendi, 2022 - Cataloghi Ragionati
Finanziata dal ricco mercante milanese (poi nobilitato) Costanzo Besozzi che sceglierà di farsi frate nel convento di Orta, la cappella dell'Umiltà di San Francesco è uno fra i complessi più spettacolari di questo Sacro Monte e, nello stesso momento, un felice episodio di 'unità delle arti' nel Barocco lombardo. Alla fastosa decorazione del sacello, conclusa nel 1692, concorrono così Federico Bianchi, Giovanni Battista e Girolamo Grandi, Bernardo Falcone e Giuseppe Rusnati che si rivelano in grado di rinnovare la grande tradizione dei Sacri Monti con il linguaggio ricco di suggestioni e di emozioni dell'ultimo Seicento. È un gioco vertiginoso fra pittura ad affresco, scultura in terracotta ed architettura pensato per far vivere all'osservatore un'esperienza immersiva di 'arte totale'. I restauri eseguiti con i fondi del Ministero della Cultura che si sono intrecciati con gli studi e le ricerche di un gruppo di lavoro attento a indagare ogni aspetto della cappella hanno riconsegnato un complesso di estremo interesse, anche dal punto di vista della realizzazione tecnica e delle strategie operative messe in campo per garantirne la salvaguardia.
La cappella di Cristo al tribunale di Erode al Sacro Monte di Varallo. Studi e restauri intorno a Tanzio Caldera M. (Cur.) Castiglioni C. (Cur.) - Scalpendi, 2026 - Restauri
L'intervento di restauro ministeriale sulle sculture della cappella di Cristo al tribunale di Erode al Sacro Monte di Varallo, richiesto dalla situazione conservativa e avviato nel 2018, è stato l'occasione per affrontare, da più punti di vista, lo studio di uno tra i passaggi principali della vicenda figurativa del santuario: in questa e in un piccolo gruppo di altre cappelle troviamo, infatti, al lavoro il più celebre degli artisti valsesiani del Seicento, Tanzio da Varallo, insieme con il fratello, Giovanni d'Enrico. Tornato in Lombardia intorno al 1616 da un viaggio a Roma e a Napoli, con uno straordinario bagaglio di esperienze che non si limitano solo alla ricezione di Caravaggio ma includono una più ampia riflessione sulle novità e sui testi classici presenti nell'Urbe, Tanzio è convocato per imprimere una svolta al cantiere e, nel contempo, per ritrovare quell'unità formale e semantica tra pittura, scultura e architettura alla base della lezione di Gaudenzio Ferrari e del concetto stesso di Sacro Monte.