Libri di Patrizia Camedda
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Parole di latta Camedda Patrizia - Youcanprint, 2019 - Poesia / Generale
In "Parole di latta" la corda triste sembra davvero quella dominante e che risuona più a lungo tra le pagine dense di versi liberi che seguono una propria e musicale cadenza, ma in versi, come «pegni dell'anima», il mondo interno che si apre e accoglie l'Altro, ecco l'emozione di fondo trascolorare e mutare, da tristezza a impegno e anche indignazione. Nelle parole di latta troviamo poesia civile, compassionevole e compenetrata negli altrui tormenti. Dai malati psichiatrici sterminati dai nazisti, alle città affogate nel cemento, attraverso «piccole anime di carne rosa», gli esclusi, gli annegati, i dimenticati. Ed ecco, allora, che l'autrice è lì pronta a mettere asterischi e frecce luminose, tentando di disinnescare l'apatia e il disinteresse che ammorbano questi nostri - sì tristi - tempi.
Le ombre umide Camedda Patrizia - Youcanprint, 2015 - Poesia
Versi come "pegni dell'anima" un mondo interno che si apre e accoglie l'Altro approdando a un sentire comune, un vissuto partecipato dentro a una comune speranza. Le "ombre umide" hanno spessore, si possono sentire, toccare, ci accompagnano, insieme al sole, in una loro concreta presenza perché "di luce e tenebra" si nutrono il desiderio e la vita. Versi per accogliersi amorevolmente, un'accettazione sana di "patire con" se stessi prima di tutto, ma poi allargarsi con sympátheia "comunanza di dolore" anche a tutti gli altri che incontriamo nel nostro cammino: "tra le molte non-immagini intravedo me, prima di vedere Te".
Il sapore ferroso dell'abbandono. Ediz. illustrata Camedda Patrizia - La Vita Felice, 2026 - Agape
"Nella sua silloge d'esordio Patrizia Camedda traccia, attraverso un linguaggio immaginifico dalla forte connotazione sensoriale, un itinerario lirico teso a indagare la topografia dello sradicamento, l'inciampo nelle lacune di senso e l'affaccio della possibile rinascita di un'umanità in crisi, a cui l'Io poetico presta voce e sguardo, che si muove in una geografia dei luoghi e dell'anima dalle fattezze inospitali e distopiche. In questo mondo riassunto in fotogrammi cupi di periferie industriali abbandonate si apre però un varco luminoso, a ricordare che anche dove tutto sembra morire, qualcosa verdeggia «al margine dell'ombra». La cifra stilistica di queste poesie è racchiusa nella sintesi equilibrata tra rigore formale e vivace espressività depurata da compiacimenti estetizzanti, che si traduce nella crudezza e nella musicalità del dettato (simile al rumore di fondo della città), ma anche in una ricerca costante di matericità e consistenza sensoriale. Leggere queste pagine aiuta a riconciliarsi con le «cicatrici» che la perdita di un mondo dai tratti familiari ha impresso sul volto di ognuno di noi, che sia il microcosmo popolato dalle nostre vicissitudini interiori o il reticolo intricato che abitiamo insieme ai nostri simili, in una precaria linea temporale interrotta da eventi che ne sconquassano l'orizzonte, e a ricordare che non siamo destinati a diventare rovine, siamo piuttosto «ciò che resta/ e resiste», imparando a rinnovarsi". Dalla prefazione di Silvia Rosa.