Libri di Cannizzaro Carmelo
Bibliografia di Cannizzaro Carmelo: tutti i libri in vendita online
Su Unilibro trovi i libri di Cannizzaro Carmelo in vendita online: scopri la bibliografia dell'autore, le ultime uscite e le offerte disponibili.
Consulta la cronologia dei libri di Cannizzaro Carmelo, scegli il titolo che ti interessa, aggiungilo al carrello e completa l'acquisto in pochi clic.
Il Mediterraneo dalla frattura regionale al processo d'integrazione Cannizzaro Salvatore Corinto Gian Luigi Porto Carmelo Maria - Pàtron, 2009
Il mare Mediterraneo è il centro di una regione geografica dai confini incerti, che l'uomo ha sempre faticato a definire e controllare. luogo di grandi contraddizioni, sociali, politiche, religiose, economiche, ma i popoli che vivono sulle sue sponde hanno sempre cercato di conoscere i motivi di attrazione, restando consapevoli di vivere in un sistema dove gli opposti coesistono. L'immagine della "frattura" non è quindi impropria per definirne il profilo generale dell'area Mediterranea secondo approcci metodologici diversi e diversi punti di vista, in questo caso della geografia e dell'economia e politica agraria. Se il Mediterraneo soffre di una carenza di auto-rappresentazione unitaria è pur vero che le sue componenti politiche avvertono la necessità di una coesione maggiore in grado di confrontarsi con le tendenze in atto di uno spostamento dell'interesse politico mondiale verso l'Oriente. L'Europa fino dal sul nascere ha considerato l'importanza di relazioni stabili con la sponda meridionale del Mediterraneo, ma solo con la conferenza di Barcellona dal 1995 l'Unione Europea ha tentato di dare consistenza agli intenti di fondo, avviando la politica di Partenariato Euromediterraneo.
Ossessione. La Juventus e la finale di Champions League. Una storia poco bianco e molto nera Cannizzaro Carmelo - Herkules Books, 2018 - Bianco H
Sabato 3 giugno 2017, ore 21.49. Le telecamere televisive da Cardiff stringono su un primo piano di un giovane tifoso juventino presente allo stadio, gli occhi azzurri sgranati, lo sguardo fiero ma impietrito in un'espressione di deluso stupore. È una sconfitta difficile da metabolizzare quella cui sta assistendo dalle tribune del "Millennium Stadium", soprattutto per come si sta manifestando: una finale di Champions League persa con un risultato di 1-4 difficilmente ipotizzabile alla vigilia, così stridente e fuori dalle logiche delle premesse dell'evento. L'amarezza e l'incredulità per quell'epilogo faranno da sfondo pure ai dibattiti tra tifosi e addetti ai lavori per comprenderne le ragioni. Un profluvio di analisi tecnico-tattiche investirà da lì a breve i media per spiegare ciò che era successo. Tutti commenti ineccepibili, che però si risolveranno - nella maggioranza dei casi nella descrizione delle modalità della sconfitta, senza riuscire a fornire una risposta all'interrogativo di fondo, ossia quale fosse la causa prima. Perché in effetti non era accaduto niente di nuovo, la Juventus aveva perso una finale di Champions League. A pensarci bene, quella partita non aveva esibito niente di diverso rispetto al passato. Bastava soltanto cogliere i segnali che evidenziavano questa continuità.