Libri di Antonino Castaldo
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Dall'imposizione al successo. La democratizzazione tedesca in prospettiva comparata Castaldo Antonino - Editoriale Scientifica, 2014 - Crispel. Monografie
Dall'imposizione al successo. La democratizzazione tedesca in prospettiva comparata - Editoriale Scientifica
Diari di Napoli. I manoscritti inediti del notaio Antonino Castaldo Castaldo Antonino Torrecuso D. (Cur.) - Abe, 2026 - Cronache Regno Di Napoli Fra 1400 E 1500
Si è sempre detto che a dare inizio alla Historia di Napoli sia stato il notaio Antonino Castaldo.1 Questo perché egli stesso si cita in più di una occasione nel testo, riscritto, ora similmente ora con aggiunte varie, da decine di copisti.2 Dal titolo originario, inoltre, che è poi il frontespizio dei copisti, ha inizio anche il Diario manoscritto del cronista coevo Francesco Zazzera (Roma, 1574 - Roma, 1626), stando agli appunti rinvenuti in ultima pagina, dopo la parola «il fine», a chiusura del primo volume. Esso fu trascritto per volontà del proprietario del manoscritto originale e dell'artista che lo riscrisse, il quale, essendo appellato «eccellenza», si presume esserne stato anche finanziatore, cioè un copista a proprie spese: Dalla cortesia del virtuoso gentilhuomo Don Antonio Savastano si è ottenuta la p[rese]nte copia nel 1667 per op[e]ra dell'Ecc[ellen]za pittore Domenico Gargiulo seu Micco Spataro.3 Cioè sarebbe stato il discendente di uno dei protagonisti dello scritto di Zazzera, del quale viene abraso poi il nome, che si presume essere quello di Savastano, da noi sbiancato, a custodire le memorie chieste dall'artista Domenico Gargiulo per ricopiare il manoscritto originale di mezzo secolo prima. Fu quindi il famoso pittore, Micco Spataro, al secolo Domenico Gargiulo (Napoli, 1609/1612 - 1675), a riempire la prima copia di queste belle cronache di Zazzera, affiché non andassero perdute. Egli, sempre di suo pugno, terminata la laboriosa trascrizione, di voler poi continuare con il secondo volume: Doverìano proseguire nel 2° tomo le seg.ti scritture curiose, delle quali hó havuta notitia, sperando un giorno haverle, e transcriverle con ogni fatica, per dar compimento all'ordine continuato d'un'opera perfetta, e sodisfare all'honesta curiosità de virtuosi Lettori, et al mio proprio genio.4 Questa postilla è di notevole importanza perché Spataro non solo è stato un famoso paesaggista italiano di stile barocco, testimone di eruzioni, flagelli e rivolte popolari, ma diventa un realista contemporaneo di una intera epoca: il pittore che dipinge quello che vede, ma anche quello che è appena accaduto perché gli viene raccontato. E' una formula incredibile, il poter materializzare, in un certo senso il ridare vita, a personaggi e storie di cui era pregna la memoria popolare, ma ai quali nessuno aveva dedicato la giusta attenzione, studiandone la storia. La verità che ritorna e che non si perde, e che, ancora una volta è inconsapevole protagonista di una ulteriore trascrizione, la nostra, che porta alla conoscenza di tutti, storici, studiosi, universitari e appassionati, le cronache napoletane. Lo abbiamo fatto integrando la nostra collana con altri volumi compresi fra il 1616 e il 1620, raccontanto per bocca dei protagonisti la cronaca vera, giorno per giorno, di quello che accadde in quegli anni, che abbiamo affiancato alla collana sulle dissertazioni, integrata dalle infinite «Istorie» che, si è detto, avrebbero avuto inizio con il Castaldo, per il solo fatto, che egli si cita nel Ms. del Libro 1 della sua Historia. Questi diari sono una miniera preziosa di fatti, di aneddoti e di notizie che alimentano i nostri studi e ci permettono di aumentare la produzione editoriale di nicchia per soddisfare la 'fame' di storia 'vera', cioè delle cronache dei cronisti dell'epoca e non dei 'romanzieri'. Ma torniamo al nostro ultimo autore, Francesco Zazzera, figlio di Clarice Zaccarini e di Monte, profumiere di Firenze seguace del suo conterraneo di san Filippo Neri fino alla morte, al quale si era legato lo stesso Francesco, entrando nell'oratorio romano l'8 settembre 1595 da cui uscì sacerdote il 25 dicembre 1601, seguendo i fratelli, come Andrea, che proseguì gli Annales Ecclesiastici del Cardinale Cesare Baronio, e il cappuccino Simone Zazzara, zio paterno. Egli stesso raccolse alcune memorie del Baronio, legandosi al confratello Antonio Gallonio, dal quale ered...
Il viceré Pietro di Toledo. Pedro Álvarez de Toledo y Zuñiga. «Vida de Don Pedro de Toledo Virrey de Napoles», il manoscritto inedito del notaio Antonino Castaldo nel confronto con Scipione Miccio Castaldo Antonino Miccio Scipione Cuttrera S. (Cur.) - Abe, 2026
Avvertenza sul manoscritto a cura dell'Editore «Vida de Don Pedro de Toledo» Inserto Ms. in spagnolo, ff.131 r-146v, pagg.135-151 elettronico, pagg. 1-31, in: Ms., De Progressi, et successi nella Città, e Regno di Napoli. Di Notar Antonino Castaldo. Libro Primo [diviso in tre capitoli, oltre il prologo], Napoli 1650 ca. Le narrazioni di Antonino Castaldo e Scipione Miccio rappresentano le due lenti principali attraverso cui la storia ha osservato Don Pedro de Toledo. Sebbene entrambi trattino lo stesso periodo, le loro prospettive divergono significativamente per tono, intenti e partecipazione ai fatti. Ecco una sintesi delle differenze principali. Prospettiva e Tono Antonino Castaldo (il notaio-cronista) scrive con l'occhio di chi ha vissuto nell'amministrazione (fu cancelliere della città). La sua narrazione è considerata più distaccata e critica. Non esita a mostrare le "ariste polemiche" del governo di Toledo, descrivendo anche i malumori della nobiltà e del popolo. Scipione Miccio (l'apologeta) scrive circa cinquant'anni dopo la morte del Viceré (dedicando l'opera al Conte di Lemos nel 1600). La sua è una biografia celebrativa e idealizzata. Miccio trasforma Toledo nel prototipo del governante perfetto, "rifondatore" di Napoli, minimizzando le critiche e accentuando la gloria delle sue opere. Trattamento dei conflitti (Inquisizione del 1547) Castaldo fornisce una cronaca dettagliata e ravvicinata dei tumulti. Analizza le dinamiche politiche che portarono alla rottura tra il Viceré e la città, evidenziando come la strategia di Toledo mirasse a tenere "la città disunita" per meglio controllarla. Miccio pur riportando i fatti, tende a giustificare l'operato di Toledo come necessario per mantenere l'ordine e la fede, inquadrando la resistenza popolare più come un errore dei sudditi che come un eccesso di tirannia del Viceré. Stile e Fonti Castaldo utilizza uno stile più asciutto, tipico della cronachistica notarile. Come evidenziato nella tua postfazione, la sua opera è una stratificazione che include anche trascrizioni di "anonimi" coevi, rendendola un mosaico di documenti. Miccio usa una scrittura è più letteraria e strutturata, pensata per la posterità e per consolidare il prestigio della corona spagnola a Napoli. In sintesi, mentre Castaldo ci restituisce la complessità di un'epoca vissuta tra rigore e tensione sociale, Miccio ne fissa il mito storiografico ad uso della politica vicereale successiva. Il Testo L'opera offre una ricostruzione critica e filologica della figura di Don Pedro de Toledo, il viceré che più di ogni altro ha segnato il volto e il destino di Napoli nel Cinquecento. Attraverso il confronto tra la trascrizione del manoscritto del notaio Antonino Castaldo, la cronaca di Scipione Miccio e l'Anonimo dell'Historia de lo Regno de Napoli, il testo svela le luci e le ombre di un governo autoritario. Dalla leggendaria discendenza moresca alle riforme urbanistiche radicali (lo sventramento dei quartieri malfamati, il risanamento dei Regi Lagni), il racconto segue l'ascesa di Don Pedro, la sua lotta contro i baroni e il Principe di Salerno, fino al declino segnato dalla rivolta contro l'Inquisizione spagnola. Nella critica storica (come negli studi di Galasso o Musi), il fatto che il notaio Antonino Castaldo citi o ricalchi l'Anonimo dell'Historia de lo Regno de Napoli è una prova fondamentale per la datazione della sua opera. Non coevo: come indicato nella postfazione, Castaldo scrive "a posteriori". Sebbene sia vissuto nel XVI secolo, la narrazione in spagnolo della Vida di Don Pedro, riportata nel suo testo, è una rielaborazione letteraria che attinge a cronache precedenti (appunto l'Anonimo o i diari popolari). Scipione Miccio, a sua volta, scrivendo nel 1600, cristallizza definitivamente la figura di Don Pedro come il "fondatore" della Napoli moderna, depurandola purtroppo dalle critiche più feroci presenti nelle cronache anonime e popolari.