Libri di Cur Annunzio Gabriele Po
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Scritti militari D'annunzio Gabriele Po G. (Cur.) - Oaks Editrice, 2024 - Vette
«Nel gran numero di pubblicazioni su d'Annunzio apparse prima e dopo la sua morte, scarse o incomplete sono quelle esclusivamente dedicate alla vita del poeta durante il periodo bellico e in particolar modo quelle riguardanti la sua opera di scrittore militare. Il presente volume che raccoglie gli scritti di d'Annunzio Ufficiale nell'effettivo esercizio delle sue funzioni intende colmare questa lacuna. Ciò che subito colpisce il lettore è lo stile inconfondibile dell'artista: immaginoso, colorito, ma nello stesso tempo tecnicamente preciso. Mai si sarebbe sospettato che un poeta, considerato da alcuni come un ufficiale improvvisato, possedesse tanta competenza tecnica, tanta perfezione di linguaggio specifico. Nelle sue pagine l'arte della guerra acquista un rilievo eccezionale; gli avvenimenti balzano davanti con sorprendente evidenza; il lettore diventa spettatore, e percepisce i più minuti particolari ed è costretto ad ammirare l'alto senso di osservazione con cui il Poeta manifesta e trasmette la sua sensibilità» (Guido Po). Introduzione di Antonio Zollino.
«L'Abruzzo sono io» D'annunzio Gabriele Papponetti G. (Cur.) - Nerosubianco, 2012 - Le Drizze
Possesso perenne acquisito durante gli anni dell'infanzia e i continui ritorni nella regione natìa, l'Abruzzo concreto e talvolta rude, indubbiamente caratteristico, si trasfigura nella penna di d'Annunzio in spazio metastorico. Diventa cioè la dimensione mitica, in dialogo continuo con la classicità greca e ancestrale, in cui sia le ambientazioni sia i personaggi delle prose o dei versi trovano spontaneamente il loro posto e spessore. Tra le pagine del Notturno, del Libro ascetico o del Segreto si disegna, per esempio, il ritratto della madre, che incarna l'origine per antonomasia e determina il continuo nostos ad essa, reinterpretato liricamente nel focolare domestico di Itaca e nel viaggio in Grecia di Maia.La conoscenza approfondita di d'Annunzio come dell'Abruzzo ha calato a tal punto Pino Papponetti nell'opera del suo conterraneo che, in piena obbedienza alla norma dannunziana, egli può condividere col Vate la formula qui protagonista: "l'Abruzzo sono io".