Libri di Giuseppe Di Melchiorre
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La vera vita di Miryàm, la madre di Yeshùa Di Melchiorre Giuseppe - Booksprintedizioni, 2021
Maria era una semplicissima ragazza nazaretana e, come tale, era innamorata di un giovanotto con il quale intendeva avere figli. Con l'apparizione dell'Angelo lei si adeguò a quanto annunciatole e la sua vita cambiò del tutto, nel rispetto assoluto del suo fidanzato Yoséf per il quale, in seguito all'apparizione, Lei diventò la nuova Arca dell'Alleanza. Maria fu la vera Madre di Gesù e come tale fu sempre presente e attiva anche nella Chiesa nascente, nella quale le donne erano molto attive. Maria, nella sua presenza attiva nella comunità nascente di Gerusalemme, si fece promotrice di quella che sarebbe diventata la domenica e dell'istituzione della Pasqua cristiana e della Pentecoste. Fu molto attiva anche per dare importanza all'Eucarestia.
Castelbasso e la Chiesa dei SS. Pietro e Andrea. Storia, arte, cultura, sacralità Di Melchiorre Giuseppe - Universitalia, 2019 - Scienza & Cultura
«Natia e non ci permette di dimenticarla mai». Lo scriveva circa 2000 anni fa, quando era in esilio, nelle sue "Epistulae ex Ponto" il sulmonese Ovidio che si potrebbe azzardare a chiamarlo un "abruzzese ante litteram", perché il toponimo Abruzzo al suo tempo non esisteva ancora. Azzardo per azzardo non è proibito affermare che una risposta gliel'ha data Cesare Pavese nel suo romanzo "La luna e i falò" dove, nel 1954, scrisse, scorgendo nella terra natia un paese: "Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che quando non ci sei resta ad aspettarti".
Castelbasso e la chiesa dei SS. Pietro e Andrea. Storia, arte, cultura, sacralità Di Melchiorre Giuseppe - Universitalia, 2019
«Non riesco a capire con quale dolcezza ci attrae la terra natia e non ci permette di dimenticarla mai». Lo scriveva circa 2000 anni fa, quando era in esilio, nelle sue "Epistulæ ex Ponto" il sulmonese Ovidio che si potrebbe azzardare a chiamarlo un "abruzzese ante litteram", perché il toponimo Abruzzo al suo tempo non esisteva ancora. Azzardo per azzardo non è proibito affermare che una risposta gliel'ha data Cesare Pavese nel suo romanzo "La luna e i falò" dove, nel 1954, scrisse, scorgendo nella terra natia un paese: "Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che quando non ci sei resta ad aspettarti".