Libri di Alfonso Femia
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L'intelligenza della ceramica. Ediz. illustrata Alfonso Femia. Architectures (Cur.) - Marsilio Arte, 2024
Dai palazzi di Babilonia e Persepoli agli edifici più simbolici dell'Art Déco, i costruttori hanno sempre fatto ricorso alla ceramica come vettore di un linguaggio plastico immediatamente accessibile a tutti. Come accade con le spezie nell'arte culinaria, i ceramisti danno risalto agli edifici e le composizioni, figurative, floreali o geometriche, monocromatiche o colorate suscitano una gioiosa ammirazione. Oggi, dopo un periodo di disamore, la ceramica ritorna in grande stile, sostenuta da un desiderio di calore umano, del "su misura", di piacere per gli occhi. È una delle componenti fondamentali di un rinnovamento architettonico. Tra gli iniziatori di questo movimento, la figura di Alfonso Femia si impone. Facendo riferimento all'esperienza millenaria e universale del materiale, l'architetto si basa sulla sua intelligenza emotiva, spaziale, plastica, cromatica, termodinamica e sulla sua apertura all'invenzione. Ricorre alla magia dei riflessi, delle vibrazioni, dei colori e delle volumetrie per tenere viva la fiamma dell'artigianato e riprendere le identità locali come nel caso dello smagliante recupero dei Docks di Marsiglia su cui vegliano gechi di ceramica blu, diventati familiari.
La città buona. Per una architettura responsabile. Ediz. illustrata Femia Alfonso Ardenne Paul - Marsilio, 2021 - Libri Illustrati
Questo dialogo tra l'architetto-urbanista Alfonso Femia e Paul Ardenne, esperto di questioni culturali, è il risultato di una duplice valutazione nata dalla crisi provocata dalla Covid-19: l'inadeguatezza della nostra società alle condizioni di vita create dalla pandemia e l'inadeguatezza, ancora, dell'attuale offerta in materia di architettura e urbanistica. Habitat e scuole inadeguati, città in cui servizi e prerogative sono distribuiti in maniera incoerente, un territorio non sufficientemente pianificato e popolazioni trascurate... La pandemia della Covid-19 ha rivelato una città contemporanea disfunzionale, incapace di reagire o di proporre azioni efficaci e concrete, di saper prevedere e anticipare le nostre debolezze forse a causa di un'idea cieca e arrogante, quella di non considerarci fragili o vulnerabili. È urgente ripensare le nostre infrastrutture e chiedersi cosa ci aspettiamo dall'habitat, dai servizi, dall'ambiente, dalle nostre città per il futuro. Quello che verrà non dovrà essere la replica del presente, ma un mondo nuovo, finalmente coerente con le aspettative degli abitanti di una "città buona".