Libri di Cur Folci
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E manu capere. Sedici lezioni strane a Brera Folci M. (Cur.) Rosa P. (Cur.) - Scalpendi, 2012 - Quaderni Di Ricerca Nta
Nel mondo greco-romano c'era un modo per liberare gli schiavi. Si andava davanti a un pretore, il padrone imponeva la sua mano sulla testa dello schiavo e lo faceva girare su se stesso. Questo gesto compiuto davanti al pretore significava che lo schiavo era liberato. Come ricorda Foucault, Seneca ed Epitteto citano questo rito che era a loro contemporaneo, come una metafora del potere della filosofia, perché la filosofia ha la capacità di liberare l'uomo, di affrancarlo, di farlo diventare libero. Se vogliamo contribuire alla costruzione di un movimento che modifichi lo stato delle cose presente, che provi a fermare o quanto meno a dominare troppo tracotantemente sulle nostre vite, abbiamo davvero bisogno di fare un giro su noi stessi, cioè abbiamo bisogno di strumenti, come quelli che possimo trovare in Foucault e in tanti altri. Però lasciate che ve lo dica, non abbiamo bisogno di nessuno che ci tenga la mano sulla testa.
Vacanze. Il generico, l'incompetente, l'inutile tra il 1996 e il 2017 Folci Mauro Cestelli Guidi A. (Cur.) - Quodlibet, 2018 - Libri D'artista
«Si è soliti pensare l'artista intelligente come uno che lavora sui resti, sugli eccessi di senso non codificato, e che la sua credibilità dipenda dall'abilità con cui si muove tra le pieghe del capitale senza farsi schiacciare dalla macchina omologante anch'essa in moto perpetuo. Ecco, tutto questo ormai non funziona più, non c'è più uno scarto temporale dal momento che il capitale è il general intellect, che su tutte le potenzialità umane accumula plusvalore. Nell'epoca del just in time, della fabbrica integrata e diffusa, non ci sono resti. Eppure a questa conclusione dai tratti marcatamente apocalittici possiamo contrapporre, come abbiamo visto seguendo il Foucault dell'ultimo corso dedicato ai cinici, una biopolitica di segno positivo, piena espressione del soggetto autonomo e desiderante. Da questo punto di vista la biopolitica non è un potere al quale siamo soggetti ma una potenza che possiamo esercitare.» (Dal testo della conferenza performativa La mano, eseguita durante Occupy 2012, chiesa di San Carpoforo, Milano.)