Libri di Cur Giuffredi
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Nella rete del regime. Gli antifascisti del parmense nelle carte di polizia (1922-1943) Giuffredi M. (Cur.) - Carocci, 2004 - Studi Storici Carocci
Tra il 1922 e il 1943 la repressione politica fascista accomunò in uno stesso destino di sorveglianza e persecuzione vite di uomini e donne differenti e lontane. Definendo vari livelli di "pericolosità", il regime vigilava e puniva i militanti comunisti dei quartieri popolari, i borghesi di cultura democratica, i contadini legati alla tradizione socialista, i preti della montagna ostili alle guerre mussoliniane, la gente comune semplicemente insofferente. Attraverso le carte finora inedite del fondo "Sovversivi" della questura di Parma e del Casellario politico centrale di Roma, "Nella rete del regime" delinea la fisionomia dell'antifascismo nel Parmense, dove gli schedati furono oltre 2.700.
Giacomo Ferrari. Un uomo, una terra, una storia Giuffredi M. (Cur.) Massari G. (Cur.) Rinaldi M. (Cur.) - Carocci, 2004 - Studi Storici Carocci
La vita di Giacomo Ferrari (1887-1974) rappresenta un paradigma esemplare dell'evoluzione di una borghesia democratica di matrice risorgimentale. Nato nella roccaforte repubblicana di Langhirano, figlio di esponenti liberali e mazziniani, fratello di un interventista di sinistra caduto sul Carso, padre di un partigiano morto in combattimento, fu socialista intriso di cultura democratica, si oppose allo squadrismo e fu fermamente avverso al regime. La crisi bellica e la necessità di un antifascismo attivo lo spinsero nel 1942 ad aderire al Partito comunista, cui rimase sempre fedele. Nel 1944 venne eletto comandante unico delle formazioni partigiane parmensi. Fu prefetto di Parma, poi ministro dei Trasporti fino al 1947 e dal 1951 al 1963 sindaco di Parma.
Avvertimenti cristiani. Un garantista penale nella Palermo del Cinquecento Giuffredi Argisto Lalatta Costerbosa M. (Cur.) - Mimesis, 2025 - Elephas
Nel Cinquecento, la Sicilia era una terra di latifondi, popolata da contadini e nobili, nonché intrisa di una radicata religiosità che si intrecciava a una cultura terriera immersa in una percezione pervasiva e vischiosa della famiglia. Ciononostante, due secoli prima della stagione italiana dei Lumi, a Palermo, Argisto Giuffredi fu un sorprendente precursore di Cesare Beccaria. Ben prima dell'illuminista lombardo, Giuffredi auspicò che il giudice si ponesse dalla parte dell'imputato, quasi ad anticipare l'istituto della presunzione di non colpevolezza; ebbe parole esplicite contro l'ingiustizia della tortura; perorò la causa dell'inammissibilità senza eccezioni della pena di morte. "Da quest'uomo ricco di sentimento ma irto di diffidente prudenza viene anche la prima voce che si sia levata nel mondo contro la tortura e la pena di morte", questo scrisse di lui Leonardo Sciascia.