Libri di Gerard Haddad

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Chi brucia i libri libro
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LIBRO   9788828402312

Chi brucia i libri Haddad Gerard  Infantino P. (Cur.)   -  Scholè, 2021  -  Orso Blu

«Chi brucia i libri finisce presto o tardi per bruciare gli uomini» (Heinrich Heine). Hitler inaugura il suo regime con un gigantesco falò di libri; la furia degli ayatollah si scatena contro i Versi satanici di Rushdie; diversi celebri scrittori, da Virgilio a Kafka, decidono di distruggere la loro opera. Questi eventi hanno un denominatore comune? Una ricerca sorprendente attorno a un enigma fondamentale, quello della relazione dell'uomo con la biblioclastia. Fare luce su di esso ci consente di comprendere meglio le malattie politiche che hanno colpito il Novecento e che funestano anche questo secolo: totalitarismo, razzismo e fondamentalismo. I risultati di questa indagine in chiave psicanalitica, che getta un nuovo sguardo sul pensiero di Freud, sono inaspettati e spiazzanti: dalla rivelazione che le grandi religioni si fondano sulla autodistruzione del loro testo più sacro, al ruolo - sempre più problematico - del Libro in una società senza Padre.

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Elogio del tradimento. Dodici lettere sulla natura del sionismo e sullo Stato di Israele libro
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LIBRO   9788862781220

Elogio del tradimento. Dodici lettere sulla natura del sionismo e sullo Stato di Israele Haddad Gerard   -  Poiesis (Alberobello), 2026  -  I Sisifo

Elogio tradimento è il diario intimo, doloroso, umano, di Gérard Haddad, intellettuale ebreo-tunisino, naturalizzato francese, di fronte al genocidio di Gaza. Dodici lettere a cuore aperto rivolte da Haddad al suo maestro Yeshayahu Leibowitz, medico e filosofo israeliano di fama internazionale, morto da tempo, di cui Haddad ha curato la pubblicazione delle opere in Francia. In tempi non sospetti Leibowitz ha avvertito Israele che la vittoria della Guerra dei Sei Giorni (1967) si sarebbe trasformata in una maledizione riguardo alla natura dello Stato ebraico e del sionismo. Ma, è dopo il massacro di Sabra e Shatila (1982) che il maestro della Torah, rileva: "Noi ci comportiamo già, nei territori occupati sulla riva occidentale del Giordano, nella Striscia di Gaza, in Libano, come si comportarono i nazisti nei territori occupati della Cecoslovacchia e dell'Ovest." Si chiede Gerard Haddad: "Il popolo che aveva subito l'orrore del nazismo poteva mai essere definito a sua volta giudeo-nazista?" Interrogativo terribile e insopportabile che Haddad pone insieme ad altri intellettuali ebrei occidentali e israeliani come Michèle Sibony, Alain Gresh, Ilan Pappé, Dominique Vidal, Rony Brauman, Shlomo Sand, Sylvain Cypel, Edgar Morin, Noam Chomsky. L'Elogio tradimento è subire, allora, inopinatamente l'accusa infamante e generalizzata di "antisemitismo", pur di affermare giustizia e verità, anche se questo comporta una posizione scomoda e controcorrente. "Il giudeo-fascismo è la triste via che larghe fasce del popolo ebraico hanno scelto per suicidarsi." "Suicidio di Israele" come lo ha definito Anna Foa. Haddad che ha vissuto e lavorato per molti anni in Israele, vive il dramma lacerante - in quanto "ebreo cresciuto nel mondo arabo" - del genocidio in corso a Gaza che non esista a definire: "la Shoah del popolo Palestinese".

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