Libri di Douglas Harding
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La via senza testa. Lo zen e la riscoperta dell'ovvio Harding Douglas E. - Astrolabio Ubaldini, 1987 - Civiltà Dell'oriente
"Dimenticai il mio nome, la mia esistenza oggettiva, tutto quel che potremmo definire io o mio... Più leggero dell'aria, più trasparente del vetro, totalmente libero dall'io, non ero in nessun luogo". Così l'autore descrive la prima esperienza di assenza della testa o non sé che doveva trasformare totalmente la sua vita e svilupparsi in una nuova via spirituale. Partendo da un'immagine particolarmente efficace, 'non ho la testa', Harding spinge il lettore ad abbandonare la concezione abituale del mondo e di se stesso, e ad affidarsi unicamente alle percezioni dei sensi, dopo aver purificato il proprio universo contaminato dagli strati accumulati di nomi, ricordi e associazioni, interpretazioni e manipolazioni. "La via senza testa", a differenza delle vie che uniscono la spiritualità orientale alla psicoterapia occidentale, non si interessa di osservare deliberatamente i processi mentali, di sondaggi psicologici in quanto tali, di una meditazione tesa a riportare in superficie contenuti mentali rimossi, e neppure di calmare la mente. Come lo zen, non si interessa dei molti aspetti e strati della mente, ma solo di arrivare alla sua essenza.
Decapitare lo stress Harding Douglas E. - Astrolabio Ubaldini, 1991 - Ulisse
Che cosa è veramente lo stress? Qualcosa di cui non ci si libera facilmente. Tuttavia, sostiene Harding, può anche diventare facilissimo eliminare, stroncare, decapitare lo stress, purché si sappia come fare. E per saperlo non si deve far altro che riconoscere la sua non-esistenza, come d'altronde la non-esistenza di tante altre cose, a partire dalla nostra stessa testa. Infatti solo percorrendo la 'Via senza testa', quella Via che ci insegna a vedere il nostro vero Volto Originario, che ci fa conoscere noi stessi per ciò che veramente siamo, che ci insegna le vie d'uscita dalla prigione della nostra condizione umana, che ci mostra la non esistenza della nozione di morte, possiamo decapitare lo stress. Il metodo insegnato da Harding ci sarà d'aiuto per sempre. Dobbiamo soltanto trovare il coraggio di guardarci, riconoscere l'evidenza di noi stessi, la nostra vera non-essenza, e tutti i preconcetti che ci hanno dato tanto disagio e stress scompariranno miracolosamente. Il segreto è semplicissimo: basta che ci rendiamo conto che noi in realtà non siamo altro che quel Nulla che vince lo stress escludendolo da se stesso, o quel Tutto che lo vince includendolo in se stesso. È un metodo di una facilità estrema anche se, come avverte l'autore, le abitudini di tutta una vita non si possono cancellare dall'oggi al domani. Ma vale la pena lavorarci su.
Il piccolo libro della vita e della morte Harding Douglas E. - Astrolabio Ubaldini, 1989 - Civiltà Dell'oriente
Sulla soglia degli ottant'anni, Douglas Harding ci affida le sue ultime considerazioni, la sua gatha, sul problema più scottante che ci pone la vita: cosa ci attende alla sua fine. Affronta il tema con il consueto coraggio, radendo al suolo preconcetti e verità fasulle, e basandosi solo su ciò che ora, in questo preciso momento, percepiamo come noi stessi. Cos'è realmente la morte, quest'avventura così personale e privata che la cultura occidentale cerca di esorcizzare con tutti i mezzi possibili? L'autore non ci offre per risposta un'idea fatta di parole, un pensiero discorsivo o un'intuizione, ma una visione diretta della verità ottenuta con una rinuncia totale a tutti i concetti. Per questo, ci chiede di verificare quattro cose. Primo, per scoprire se siamo mortali, dobbiamo innanzitutto sapere cosa siamo. Secondo, gli altri non sono assolutamente in grado di illuminarci su questo punto, ma possono dirci solo che cosa sembriamo da lontano. Terzo, ciò che siamo è evidente non appena troviamo il coraggio di guardare. E, quarto, sotto tutti gli aspetti ci scopriamo il contrario di quello che ci avevano insegnato a credere. Queste conclusioni rivoluzionarie sono dimostrate con i "Nove esperimenti di immortalità" che Harding ci consiglia vivamente di fare, perché solo dal loro esito dipende la comprensione diretta della vita e della morte.