Libri di David Hepworth
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1971. L'anno d'oro del rock Hepworth David - Sur, 2018 - Bigsur
Il 1970, con lo scioglimento ufficiale dei Beatles, segna la conclusione simbolica degli anni Sessanta. Archiviata traumaticamente un'era musicale, se ne apre una interamente nuova, in un misto di aspettative e delusioni, paure e slanci creativi. Il 1971, il primo anno del nuovo e all'apparenza fragile decennio, si dimostrerà tra i più fertili e innovativi di tutta la storia del rock, lasciando un'eredità che dopo quasi mezzo secolo continua a essere fortemente sentita nel panorama musicale contemporaneo. Seguendo un filo cronologico, ma arricchendo la narrazione con libere associazioni, approfondimenti o semplici curiosità, il critico inglese David Hepworth racconta eventi noti e meno noti di un anno irripetibile. La prima visita di David Bowie negli Stati Uniti, da cui scaturirà l'idea di Ziggy Stardust. Le sedute di registrazione agli studi A&M di Hollywood, dove negli stessi giorni vengono incisi "Tapestry" di Carole King e "Blue" di Joni Mitchell, i due capolavori del cantautorato femminile del decennio. La nascita della prima catena di negozi di dischi su scala mondiale, la Tower Records, e quella del primo programma televisivo dedicato alla black music, "Soul Train". E poi il matrimonio di Mick Jagger, l'infortunio di Frank Zappa, la morte di Jim Morrison. Tra songwriter romantici e rockstar in fuga dal fisco, produttori avventurosi e discografici spregiudicati, ideatori di trasmissioni radiofoniche e inventori di strumenti elettronici, 1971 compone, con rigore e un tocco di nostalgia, una cronistoria inedita dell'"anno d'oro del rock".
Uncommon people. Ascesa e caduta delle rockstar Hepworth David - Nottetempo, 2026 - Cronache
1955-1994: quarant'anni in cui l'icona della rockstar nasce, raggiunge lo zenit, poi inizia a declinare come un astro alla fine del suo ciclo. Raccontandoci un giorno particolare nella vita di un talento musicale per ognuno di questi anni, David Hepworth restituisce un quadro affascinante - e variegato come gli umori degli artisti ritratti - di cosa siano state le rockstar e di come si siano cucite addosso i loro destini eccezionali, intrecciandoli alle nostre vite e fantasie di fan sedotti. Provocazione, carisma, tempismo, genio artistico, il desiderio fortissimo di essere qualcuno al di fuori dell'ordinario: queste "uncommon people" portano un'impareggiabile rivoluzione culturale ed estetica nel mondo del secondo Novecento. L'intemperanza di Little Richard, il magnetismo di Elvis Presley, la spavalda alchimia dei Beatles, l'aggressività animalesca degli Stones, la poesia autodistruttiva di Jim Morrison. E ancora Hendrix con la sua chitarra portentosa, Joplin che canta come se non ci fosse un domani, Dylan che spinge il songwriting a vette mitiche, Bowie che con Ziggy Stardust inventa il prototipo della rockstar per poi liquidarlo. E personaggi agli antipodi come Springsteen e Madonna, Michael Jackson e Ozzy Osbourne, Stevie Nicks e Freddie Mercury. Fino al crepuscolo degli dei: Kurt Cobain che brucia in fretta per non spegnersi lentamente. E al panorama attuale, in cui la musica incontra il digitale e ne viene assorbita, mentre il business dell'intrattenimento scompagina i miti e la creatività. "La festa è finita", dice Hepworth, ma quanto ci siamo divertiti.