Libri di Hulin
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Sette racconti iniziatici dallo Yogavâsistha. Il grande poema dell'Advaita Hulin M. (Cur.) - La Parola, 2009
Lo Yogavâsistha, del quale l'autore e l'esatta epoca di composizione ci rimangono ignoti, si presenta come la controparte filosofica della grande epopea indù del Râmâyana: se quest'ultimo narra le gesta terrene dell'eroe divinizzato Râma, lo Yogavâsistha ne narra in forma dialogica l'addestramento filosofico e spirituale per opera del precettore Vasistha, uno dei grandi veggenti della mitologia vedica. L'insegnamento di quest'ultimo è caratterizzato dall'alternarsi dell'esposizione dottrinale a racconti che la esemplifichino. Una scelta di racconti, efficace ma per forza di cose limitata - lo Yogavâsistha è opera di sconcertante vastità -, è qui presentata dall'insigne indologo e sanscritista Michel Hulin. Tali racconti sono atti a suscitare nel lettore occidentale il più vivo interesse per almeno due ragioni: in primo luogo quali esempi eccellenti della grande letteratura d'arte indiana (kâvya) e in secondo luogo per la loro inquietante intensità metaforica, che va ben oltre il mero senso simbolico. Le sezioni narrative dello Yogavâsistha sono innanzitutto illustrazioni del discorso filosofico attribuito a Vasistha, che è quello della corrente idealistica più radicale della storia del pensiero indù. La morale delle storie narrate da Vasistha è che l'essenza del mondo è puramente fittizia: l'intero mondo (sarga) è solo un quadro dipinto, e su nessuna tela, oltretutto (un film proiettato su nessuno schermo, diremmo noi oggi), perché nulla esiste - se non forse la pura immota trasparente coscienza (cit) -, e tantomeno qualcosa che possa fare da sostrato alla rappresentazione di un mondo di cose. Tutto ciò che ci si manifesta è dunque frutto d'immaginazione. In secondo luogo, tuttavia, ciascuno di questi racconti descrive, o piuttosto forgia, proprio quell'universo del quale si predica incessantemente l'inesistenza.
La mistica selvaggia. Agli antipodi della coscienza Hulin Michel - Ipoc, 2012 - Filosofia
"Non esiste da un lato una piccola mistica, marginale, incompleta, nebulosa, e persino degenerata o patologica, e dall'altro una Grande Mistica, l'unica autenticamente religiosa, la strada maestra che condurrebbe alla conoscenza di Dio (...) la mistica selvaggia comprende, già da sola, tutta la mistica. (...) sconvolge gli schemi percettivi, rimette in questione tutti i nostri postulati sociali, morali o religiosi, e lascia fluire in noi una marea di stati affettivi ... pura primitività per sua stessa essenza. (...) essa fa identicamente naufragare la persona sociale, le sue credenze, i suoi ideali e la sua rispettabilità. Laddove gruppi sociali omogenei hanno saputo mettere a punto, generazione dopo generazione, tecniche di induzione e codici di deciframento dell'esperienza estatica, il fenomeno 'mistica selvaggia' non compare praticamente mai, riemerge e torna a estendersi ogni volta che i codici si offuscano e perdono la loro efficacia. Una cosa è lamentarsi dell'attuale dilagare del sentimento oceanico nelle sue forme più fruste e spesso più distruttive, altro è potersi servire di argini e canali capaci di contenerne la futura espansione selvaggia."
Misticismo selvaggio. L'esperienza spontanea dell'estasi Hulin Michel - Red Edizioni, 2000 - Uomini E Dèi
Se per alcuni l'esperienza mistica è di natura unicamente religiosa, per altri rientra a pieno diritto nel campo della patologia mentale. Tra la teologia e la psicanalisi si colloca questo libro, che propone una lettura "laica" e "spontanea" del misticismo, cioè senza legami col trascendente o con la follia. Molti uomini e donne della nostra epoca dicono di avere vissuto estasi e visioni paragonabili a quelle descritte dai grandi asceti del cattolicesimo, dell'islam, dell'induismo. Partendo proprio dalle loro testimonianze, l'autore tenta di dimostrare come l'esperienza mistica, contigua ma non assimilabile alla follia, possa svelare qualcosa che va oltre la realtà delle apparenze: il sentimento oceanico di beatitudine.