Libri di Koskina
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Islands never found. Ediz. greca e inglese. Catalogo della mostra (Genova, Salonicco, Saint-Etienne 2010-2011) Koskina K. (Cur.) - Silvana, 2010 -
Isola, avventura, estremismo, iper-intensità, trasgressione, follia sono tutte metafore di qualcosa di molto speciale, unico ed essenziale per l'umanità: l'esperienza artistica della totalità. "Isole mai trovate" presenta un'immagine inevitabilmente personale, poetica, profondamente emotiva e che, al tempo stesso, parla del destino e dell'impegno dell'artista come protagonista della società, come micro-istituzione culturale. Le isole sono quelle particolari aree creative, uniche e individuali, nelle quali tutti gli artisti concretizzano e comunicano il loro inconfondibile approccio, il loro linguaggio e il loro sistema di simboli, nonché la loro propria visione ideologica, filosofica, estetica e storica del mondo. La vita e il lavoro degli artisti possono essere compresi anche attraverso la ricerca metaforica delle "loro isole", dei "loro luoghi", dei "loro terreni" e della loro propria sfera di competenza.
Jan Fabre. The quiet source Koskina K. (Cur.) Di Pietrantonio G. (Cur.) - Forma Edizioni, 2026
Un viaggio critico e poetico nell'opera di Jan Fabre, raccontato in una monografia dedicata alla sua nuova mostra presso la Scuola Grande di San Rocco a Venezia. Allontanandosi da ogni retorica della monumentalità, questo intervento esplora il dialogo delicato e sottile tra l'artista belga e Tintoretto: una visione in cui l'arte non cerca più la grande narrazione della storia, ma l'intensità fragile e silenziosa dei gesti più piccoli. Annunciando il ritorno dell'artista belga a Venezia, la pubblicazione mira a raggiungere una prospettiva di profondità non solo sulla mostra, ma sull'opera scultorea di Jan Fabre. Figure intime, minimaliste - ma al tempo stesso così intense - riconfigurano radicalmente lo spazio, non occupandolo, ma abitandolo dall'interno. Situata tra ipervisibilità e scomparsa, silenzio ed eccesso, materia e luce, l'opera di Jan Fabre rivela una pratica che si colloca in una via di mezzo: un territorio sospeso dove la scultura diventa un dispositivo esistenziale e dove, al di là di ogni scala e gerarchia, emerge silenziosamente un infinito orizzonte poetico.