Libri di Kwon
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Gli incendiari Kwon R. O. - Einaudi, 2020 - Supercoralli
Così si dice: da giovane attivista John Leal aveva aiutato i dissidenti coreani a raggiungere clandestinamente Seul dalla Corea del Nord, fino al giorno in cui era stato rapito, gettato in un gulag e torturato. Scampato alla morte, ma non al ricordo degli orrori, era ritornato in America, aveva avuto una rivelazione e si era messo al servizio dell'umanità fondando il gruppo Jejah. Questa storia, o una versione sempre un po' diversa di essa, racconta John Leal ai «discepoli» riuniti al suo cospetto. Ma Will non ci casca. La retorica della fede, i «giochi di magia», l'«abracadabra», come li definisce, gli sono ben noti, e per questo ne diffida. Lui stesso li ha praticati nella sua vita precedente, quando viveva in California e aveva abbracciato la religione e il proselitismo per tentare di salvare una madre sofferente. Un giorno poi si era inginocchiato in preghiera come d'abitudine, ma non aveva sentito niente. La voce di Dio era sparita. Aveva abbandonato la Scuola biblica, cambiato costa e vita e si era iscritto al prestigioso Edwards College. È all'Edwards che Will incontra Phoebe. La sua disinvoltura, la popolarità a scuola e con i ragazzi di quella bruna sottile dai tratti coreani accendono immediatamente il suo desiderio, così poco allenato, ma nascondono anche ferite profonde e mai rimarginate: il fantasma di un pianoforte a cui Phoebe ha rinunciato quando ha capito di non poter essere la più brava, e il fantasma di una madre amorevole e protettiva, morta forse anche per sua colpa. Will e Phoebe si amano come fanno i naufraghi con la terra avvistata, bramosi e incerti, ma le acque che li circondano sono molto insidiose. John Leal subodora il vuoto quando lo incontra, e promette di saperlo riempire. Come in ogni forma d'amore, la battaglia che viene ingaggiata ha per posta l'anima. Quando in tv vede scorrere le immagini di un attentato ai danni della clinica Phipps, dove si praticano aborti, Will deve chiedersi chi infine si sia aggiudicato quella di Phoebe, e la propria.
Un luogo dopo l'altro. Arte site-specific e identità localizzativa Kwon Miwon Guerisoli F. (Cur.) - Postmedia Books, 2020
Miwon Kwon (direttrice del Dipartimento di Storia dell'arte dell'UCLA di Los Angeles) esamina la site specificity come un indice complesso della relazione mutevole tra il luogo e l'identità nell'epoca del tardo capitalismo, attraverso le opere di artisti che si sono interrogati sulle possibili forme di tale rapporto. L'arte site-specific nasce alla fine degli anni Sessanta in reazione alla crescente mercificazione dell'arte e agli ideali di autonomia e universalità dell'arte in voga in quegli anni. Nel corso degli anni Settanta e Ottanta, mentre l'arte site-specific si intersecava con la land art, l'arte processuale, la performance, le installazioni, l'arte concettuale, la critica istituzionale, l'arte comunitaria e l'arte pubblica, i suoi creatori insistevano sull'inseparabilità dell'opera e del suo contesto. "Effettivamente il termine ricorre oggi con grande frequenza in un'ampia gamma di testi per cataloghi, comunicati stampa, candidature per sovvenzioni, recensioni giornalistiche e dichiarazioni di artisti... questo libro punta a ricontestualizzare la site specificity come mediazione culturale dei più ampi processi sociali, economici e politici..." (L'autrice)
Gelso bianco Kwon Easton Rosa - Giunti Editore, 2026 - Varia Narrazioni
Nel 1928, Miyoung ha undici anni e vive in un piccolo villaggio vicino Pyongyang. È una bambina sensibile e intelligente, e nutre sogni radicati e grandissimi: diventare una maestra, evitare un matrimonio combinato, decidere da sé il proprio futuro. Quando, per sfuggire a un microcosmo che ormai le è diventato troppo stretto, le si presenta l'occasione di raggiungere la sorella maggiore in Giappone, Miyoung non ci pensa due volte: per farlo, però, non solo dovrà lasciare in Corea la madre malata, ma anche il proprio nome. La Corea è infatti occupata dalle truppe giapponesi, e, in Giappone, i coreani devono celare la propria identità se vogliono sopravvivere. Miyoung si fingerà così Miyoko: ma mentre la sua vera identità inizia a confondersi ai suoi stessi occhi e un amore assoluto e totalizzante inaspettatamente la sconvolge, la giovane si troverà ad affrontare la scelta più difficile, la sola in grado di decidere, una volta per tutte, del suo destino. Ispirato alla storia vera della nonna dell'autrice, la vicenda di Miyoung - narrata in una prosa delicata e fresca, ma anche viva e trascinante - somiglia al gelso bianco su cui, da bambina, era solita arrampicarsi: un albero che resiste ai rigidi inverni e fiorisce di nuovo, nonostante tutte le avversità, ogni primavera.