Libri di Alberti Marcello
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Orbene l'ora era invero tarda Alberti Marcello - La Caravella Editrice, 2025 - Il Porto
"Orbene l'ora era invero tarda" (per andare in pensione) è un racconto ironico e riflessivo che ripercorre l'infanzia, l'adolescenza e la carriera dell'autore, tra ricordi familiari, esperienze scolastiche e scelte professionali. Nella prima parte, con tono critico ma affettuoso, si analizzano i limiti dell'educazione ricevuta e si lancia un messaggio ai genitori di oggi. Un capitolo è dedicato al ruolo decisivo degli insegnanti nei primi anni di vita. Nella seconda parte l'autore spiega perché ha lasciato anticipatamente il suo incarico di medico ospedaliero e direttore, sollevando interrogativi sulla gestione della sanità pubblica. La terza, la più leggera, tratteggia con umorismo i diversi "tipi di pensionati", offrendo sorrisi invece che malinconia.
Orsù che l'ora è tarda. Incipiamo con cortese sollecitudine Alberti Marcello - La Caravella Editrice, 2024 - Il Porto
"Orsù che l'ora è tarda, incipiamo con cortese sollecitudine" è un diario autobiografico scritto dall'autore durante i due mesi di ferie prepensionamento. Il titolo deriva dal tormentone con cui sollecitava medici, caposala e infermieri alla visita mattutina. Tratta prevalentemente della sua vita professionale di medico ospedaliero, iniziando dagli studi universitari matti e disperatissimi, per continuare con il servizio militare e poi con il faticoso lavoro di corsia. È quasi un testamento lasciato alle giovani leve che nonostante le attuali difficoltà decidono di lavorare in ospedale, come medici o paramedici. Tra neologismi, episodi divertenti e goliardici l'autore affronta le problematiche attuali della nostra sanità che rendono poco appetibile e rischioso il lavoro in ospedale. Si percepisce da un lato la volontà di trattare le varie criticità senza astio ma con ironia, dall'altro la sua repulsione per tutto ciò che è politicamente corretto, per chi si diletta a fare senza vergogna "il salto della quaglia" e per coloro che abusano delle richieste di risarcimento . Da ultimo l'autore si prende la rivincita andando in pensione anzitempo per cercare di recuperare in parte quegli anni sacrificati allo studio, abbandonando un sistema ospedaliero politicizzato nel quale non si riconosce più, con la speranza di essere ricordato come un buon medico, ma soprattutto come uomo onesto non disponibile a troppi compromessi.
Piermarini a Milano. I disegni di Foligno. Catalogo della mostra (Milano, 30 maggio-28 luglio 2024). Ediz. illustrata Alberti Alessia De Donno Emanuele Fagiolo Marcello - Editoriale Umbra, 2024
Palazzo Reale di Milano omaggia il folignate Giuseppe Piermarini, uno dei maggiori architetti italiani del XVIII secolo, la cui impronta neoclassicista si può ancora oggi ammirare negli edifici di più grande rilevanza di Milano e della Lombardia. La mostra "Piermarini a Milano. I disegni di Foligno", ospitata presso l'appartamento dei Principi al Piano Nobile di Palazzo Reale, racconta l'evoluzione di questo grande architetto italiano, immergendo lo spettatore nei disegni del corpus grafico piermariniano conservato a Foligno, sua città natale, dai primi studi romani fino alle grandi opere lombarde, con particolare attenzione a Milano e a Palazzo Reale, che ospita la mostra. Dopo i primi studi in scienze matematiche che lo portarono a Roma, Giuseppe Piermarini preferì dedicarsi all'architettura formandosi sotto diversi maestri, fra i quali spicca il nome di Luigi Vanvitelli (1700-1773), a quel tempo impegnato nella costruzione della Reggia di Caserta per conto del re Carlo di Borbone. I due architetti vennero chiamati a Milano dall'arciduca Ferdinando d'Asburgo-Lorena (1754-1806), allora governatore di Milano, per dedicarsi alla ristrutturazione del Palazzo Ducale oggi Palazzo Reale