Libri di Melillo
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A distanza d'offesa Melillo L. (Cur.) Esposito A. (Cur.) - Ad Est Dell'equatore, 2010 - Extras
C'è uno iato tra me e l'altro. Ci separa uno spazio. L'umano che abbiamo in comune potrebbe colmarlo. Mani che si stringono, corpi che si tengono, sguardi che si riconoscono. Ma una ferita dilania la radice, costruisce una distanza che diventa d'offesa. Il disconoscimento non ha bisogno di razze, si nutre di ignoranza e paura. L'economia si fa morale delle leggi, e per raggiungere un luogo c'è bisogno del permesso. Accordato se servono braccia, altrimenti negato. In nessun conto le ragioni del viaggio, non importa l'origine se si deve fortificare l'approdo. Quale il diritto che ha permesso Rosarno? Quale la pietas che nega le cure? Quale l'alfabeto che individua il clandestino? Rinchiusi in gabbie, dentro e fuori i confini, sono uomini, donne e bambini, la cui colpa è l'essere stranieri.
Il pensiero politico di Carlo Pisacane tra nazionalismo, fascismo ed antifascismo Melillo Leone - Officina Trinacria, 2017 - Blu Saperi
Il pensiero politico di Carlo Pisacane tra nazionalismo, fascismo ed antifascismo - Officina Trinacria
Lo «scisma sommerso» e papa Francesco. Quando il magistero pontificio diventa pedagogia politica Melillo Leone - Apeiron Edizioni, 2025
Un superamento della distinzione tra società chiusa e società aperta e, quindi, di possibili, diversi modelli o paradigmi etici, risiede proprio nel Magistero Pontificio di Papa Francesco, che segna il superamento di ogni possibile scisma nella Chiesa Cattolica, mantenendo il focus sulla dimensione politica dell'educazione. Nessun contrasto, quindi, tra la giusta libertà di ricerca e lo studio delle scienze sacre, tra la libertà di investigare e quella di manifestare con prudenza il proprio pensiero nel dovuto ossequio verso il Magistero della Chiesa. L'ulteriore approfondimento delle verità non risiede, quindi, nella dimensione bioetica, come già esprime, tra l'altro, la dimensione della libertà religiosa dell'individuo. Una visione che svela la fuorviante convinzione di Pietro Prini per cui la "civiltà moderna è nata quando lo spazio degli ingegneri si è sostituito a quello dei teologi".