Libri di Simona Morando
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La letteratura teatrale italiana. Il testo drammatico e la sua storia dal Medioevo al Novecento Morando Simona - Carocci, 2023 - Studi Superiori
La letteratura teatrale italiana è una disciplina ibrida, in continuo dialogo con la letteratura e con la storia dello spettacolo. Ma i testi drammatici possono acquisire il giusto rilievo se ricomposti nella tradizione teatrale a cui appartengono, la quale risponde a logiche, regole poetiche, meccanismi produttivi e fruitivi del tutto diversi da quelli della produzione letteraria. Il volume propone uno strumento di studio che agevola il riconoscimento delle prerogative di tali testi, formati da parole che si dicono - come i dialoghi, i monologhi, i soliloqui, i prologhi, i cori - e da parole che non si dicono - come le didascalie -, e offre un primo approccio per la loro analisi. Inoltre, articola una storia del testo drammatico in Italia, dal Medioevo fino al passaggio tra il Novecento e il Duemila, inseguendo le trasformazioni e gli eterni ritorni delle forme, dei generi e delle poetiche, ascoltando le complicità tra la pagina e la scena, incontrando le maggiori opere teatrali e una coralità di autori che ha cercato appassionatamente di raggiungere sia i lettori sia gli spettatori.
Vita con le parole. La poesia di Giovanni Giudici Morando Simona - Campanotto, 2013
Vita con le parole. La poesia di Giovanni Giudici - Campanotto
Il sogno di Chirone. Letteratura e potere nel primo Seicento Morando Simona - Argo, 2012 - Biblioteca Barocca
Il rapporto tra Achille e il centauro Chirone, messo in luce dalle fonti classiche e da una ricca iconografia antica e moderna, fonda un modello di interpretazione del dialogo tra il principe e il mondo delle lettere e delle scienze. Nel primo Seicento, ben dopo l'importante investitura della figura di Chirone nel "Principe" di Machiavelli, e dopo la perdita di autorevolezza dell'intellettuale presso le corti, il sapiente centauro, ritratto anche da Rubens, riprende parola in alcuni testi chiave, che ripensano il ruolo del poeta nei confronti del potere. Nella "Centaura" di Giovan Battista Andreini e nella dedica dell'"Adone" di Giovan Battista Marino l'emblema del maestro di Achille si presta a drammatizzare il ruolo del letterato, che prova a medicare i feriti rapporti tra una madre e un figlio, Maria de' Medici e Luigi XIII, e serve per definire biforme e quindi meravigliosamente mostruosa l'opera letteraria. Ma, in un perfetto gioco di dissimulazione, esso è utile anche per prendere le distanze dall'altro modello educativo di Achille, il virtuoso Fenice, il perfetto cortigiano, nella lettura di Castiglione. Al giovane Ferdinando II de' Medici anche Gabriello Chiabrera, contemporaneamente, rivolge autorevoli insegnamenti fingendosi Chirone. Ma la cifra del distacco e della solitudine del poeta, nella polvere della storia e delle corti, si fa ormai tangibile. Restano al letterato, che torna come il vecchio centauro nel suo antro boschivo, la severa disciplina delle lettere.