Libri di Giannino Palumbo
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Fino alla fine. Brescia, molto più di un amore Palumbo Giannino - Serra Tarantola, 2016
«Finché ci saranno bambini lo stadio non finirà. Finché riscatterà settimane che durano anni, vite a metà, conti fatti e rifatti che non quadrano mai. Essere lì è importante perché finché l'arbitro non fischia siamo sempre in vantaggio, non può andare male. Trovare dentro di sé il coraggio di non mollare, finché la forza ci regge, finché la vita ci prende per mano. Fino a domani, fino a un altro domani e un altro ancora. Fino all'ultima sillaba del tempo prescritto. Fino alla fine». Un amore che dura da una vita. Un amore viscerale. Una fede. Il Brescia Calcio. Vita di un tifoso e storie di passione calcistica.
Una vita in B. Brescia calcio nel cuore (e calci al cuore) Palumbo Giannino - Lampi Di Stampa, 2013 - Tipubblica
La vita di un uomo e quella di un tifoso: quarant'anni di passione per una squadra di calcio, il Brescia, con la "B" nel suo destino. Squarci di luce, ma soprattutto ombre; speranze, ma soprattutto illusioni. Nei numerosi viaggi e nei mille incontri per l'Italia (e non solo). Partendo da un piccolo paese della Bassa, dove sempre ritornare. Un racconto lieve e ironico, malinconico, che resta nella mente e nel cuore. Riproduzione a richiesta.
Viaggi in alfabeto. A piedi negli «States» e altri cieli Palumbo Giannino - Angolazioni, 2014 - Universi Paralleli
I primi giorni lontano da casa sembrano durare anni. È come preparare uno spettacolo teatrale: bisogna allestire le scene, studiare le ambientazioni, rinfrescare il testo. Un mondo di novità che i sensi non riescono a cogliere tutto: la strada, il colore del cielo, un universo sonoro fatto di una lingua diversa, di rumori inusuali. I rintocchi delle campane. I vuoti. Poi c'è quello che Camus chiama "l'apparato scenico interno": scrollarsi dalle abitudini, dimenticare giornali, televisore, i soliti passi e i soliti gesti, l'odore di casa. Uno sforzo continuo e inconsapevole, un sacrificio dolce venato di malinconia: l'essenza del viaggio. Camus lo definisce il senso dell'eternità e c'è qualcosa di vero in questo.