Libri di Falzone Paolo
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Il discepolo indocile Sapegno, Croce e la critica della poesia Falzone Paolo - Aragno, 2020 - Saggi E Ricerche
Il discepolo indocile Sapegno, Croce e la critica della poesia - Aragno
Desiderio della scienza e desiderio di Dio nel Convivio di Dante Falzone Paolo - Il Mulino, 2010 - Pubb. Ist. Ital. Studi Storici In Napoli
"Tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere". Così, su questa luminosa sentenza aristotelica, si apre come noto il Convivio dantesco. Manifestazione particolare di quell'istinto che spinge ogni cosa a ricercare la sua propria perfezione, il desiderio naturale di sapere esprime per Dante, come già per i commentatori latini di Aristotele, l'idea che ciascun uomo è destinato alla felicità e che questa felicità consiste appunto nella scienza, "ultima perfezione della nostra anima". Le questioni cui il concetto di desiderio naturale di sapere dà rilievo sono dunque le questioni strutturali dell'aristotelismo medievale: il rapporto tra natura umana e fine ultimo (la perfezione dell'intelletto), le condizioni e i limiti della felicità terrena (e di conseguenza il modo in cui questa si relaziona alla felicità celeste), la distinzione tra ragione e fede e la definizione dei rispettivi ambiti. Su ognuno di questi temi l'opera di Dante ha dispiegato una riflessione vasta e profonda, tra le più alte del suo tempo. Di tale riflessione - che giunge fino alla Commedia e alla Monarchia - questo volume studia la parte relativa al Convivio, osservandone il continuo intrecciarsi con la questione del desiderio (particolare attenzione è concessa al problema del desiderio naturale di conoscere Dio, dibattuto da Dante alla fine del III trattato) e ponendo a confronto le tesi dantesche di volta in volta considerate con i documenti della grande stagione di studi sul corpus aristotelico fiorita a Parigi.
Il sorriso di Lucia. Coscienza del male e promessa di felicità nel finale dei «Promessi sposi» Falzone Paolo - Edizioni Di Storia E Letteratura - Letture Di Pensiero E D'arte
I mali che abbiamo sofferto servono a qualcosa? Perché l'uomo giusto non è anche il più felice? E ancora: dov'è Dio quando il suo fedele soccombe e il malvagio trionfa? A questi grandi e angoscianti interrogativi rimanda, sotto le apparenze umili e dimesse della disputa coniugale, il dialogo che nell'ultima pagina dei 'Promessi sposi' vediamo svolgersi tra Renzo e Lucia, impegnati a trovare un senso alla loro storia. Al facile ottimismo di Renzo, convinto che il male subìto si spieghi con le colpe commesse e che basti perciò evitare gli errori del passato per vivere felici, Lucia obietta che la sventura si abbatte inesorabile anche sul capo dell'innocente, come la sua dolorosa vicenda dimostra, e che in tal caso i guai non sembrano potersi spiegare al di là del loro semplice accadere. Benché accompagnata da un sorriso, la constatazione conduce il lettore sull'orlo di una sconfortante ammissione: l'aporia del giusto sofferente è insolubile, nel mondo la virtù è sconfitta e non c'è regola, cavata o meno dall'esperienza, che possa evitare lo scandalo. Ma il romanzo del cattolico Manzoni non può spegnersi nel lamento di Giobbe. Ecco allora il dialogo riprendere, finché i due sposi, dopo un lungo ragionare e discutere insieme, elaborano una nuova risposta, stavolta condivisa, alle sofferenze passate. È il celebre 'sugo di tutta la storia': i mali vengono comunque, con colpa e senza colpa, ma la fede in Dio li addolcisce e li rende utili 'per una vita migliore'. Il libro muove da questa morale, variamente intesa o fraintesa, per svolgere a ritroso i numerosi fili che la legano al dibattito settecentesco sul rapporto tra virtù e felicità e ai suoi riflessi nella scrittura saggistica manzoniana, allo scopo di illuminare le ragioni ideali di un epilogo che tiene insieme, contro la logica del mondo, rassegnazione e speranza.