Libri di Alessandro Parenti
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Parole strane. Etimologie e altra linguistica Parenti Alessandro - Olschki, 2015 - Biblioteca Dell'«Archivum Romanicum»
Il volume si compone di undici studi ripartiti in tre sezioni. Nella prima parte si discute dell'origine di tre parole curiose ma piuttosto comuni (stregua, scagnozzo, iosa), mentre nella seconda si esaminano cinque voci del tutto peregrine (isonne, baliere, boncio, gandavugli, guarmine). La terza parte prende in esame usi linguistici o grafici a prima vista aberranti: l'espressione un paio di nozze; le sgrammaticature di un sonetto di Luigi Pulci; l'affollamento degli accenti nella cosiddetta Giuntina di rime antiche (1527).
Parole e storie. Studi di etimologia italiana Parenti Alessandro - Mondadori Education, 2013 - Le Monnier Università. Studi. Storia
Questo volume raccoglie una serie di studi di etimologia italiana nati dalla collaborazione dell'autore all'"Etimologico. Vocabolario della lingua italiana" di Alberto Nocentini (Le Monnier, 2010). Dato che l'italiano è una lingua con genitore noto, le sue voci di etimo incerto sono in genere quelle più eccentriche e infatti le parole qui esaminate si collocano tutte in zone periferiche del lessico: voci desuete (gherminella, spigolistro), tecnicismi riferiti a pratiche poco attuali (calmiere, cottimo), una forma bizzarra impiegata per cose ugualmente bizzarre (arzigogolo), un raro nome proprio (Quarquonia) e due toscanismi (cibreo e scangeo) entrati in italiano solo per via di quei privilegi che il toscano si è guadagnato a suo tempo. Queste parole hanno però il vantaggio di prestarsi molto bene a una ricerca etimologica fondata sui dati documentari.
Ricostruzioni. Origini e vicende di dieci parole italiane Parenti Alessandro - Il Mulino, 2025 - Studi E Ricerche
Ogni parola ha la sua storia, dicono i linguisti, e spesso questa storia si può conoscere attraverso i dati che generazioni di studiosi hanno messo insieme nei vocabolari. Per alcune parole, però, non si è saputo dire molto, o si ripetono storie vecchie e non sufficientemente fondate. Nel libro si discutono dieci di queste parole, per esempio facchino, in genere rimandato - stranamente - a una voce araba che significa 'giureconsulto', o zibaldone, sulla cui origine non si è mai ben indagato. Si fa inoltre vedere che la forma rubecchio usata da Dante non significa 'rosseggiante', bensì 'ruota dentata del mulino', e che nel Decameron c'è una parola di cui per secoli non ci si è accorti. A tracciare le nuove storie si arriva, naturalmente, attraverso lo studio dei documenti, ossia con un paziente, ma anche divertente, lavoro di ricostruzione.