Libri di Maria Pasolini Vincenzo
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(Am)malati di niente Pasolini Vincenzo Maria - Gruppo Albatros Il Filo, 2022 - Nuove Voci. I Saggi
«Era l'inizio dell'estate del 1998 quando Gianmarco, al culmine della classica crisi coniugale del settimo anno tra i suoi genitori, avendo sicuramente percepito tutto, disse a soli 5 anni di età: "Papà, mamma, ma si può essere malati di niente? Perché io ho dolore, le lacrime agli occhi, ma non mi sono fatto male da nessuna parte del corpo". Passò un attimo ed io replicai: "Figlio mio, un giorno il tuo Papà scriverà un libro che si chiamerà (Am)malati di niente". E così fu...». Sono vizi, storture, caratteristiche, difetti, comportamenti, tendenze, ossessioni, a volte vere e proprie piaghe che affliggono la nostra società e che prima o poi ognuno di noi è destinato a incrociare nel proprio cammino. L'autore, partendo dallo spunto fornito dal figlio, le battezza come "malattie del niente" e ne offre un'ampia casistica in questo "saggio-romanzato", che, partendo dalla sua esperienza personale, mette in luce gli insegnamenti più importanti che ognuno può trarre anche dalle esperienze più difficili, e per questo immagina di poter essere egli stesso un faro per chi cerca, nei suoi prossimi dintorni, il riferimento ad una navigazione sicura.
(Ri)ammalati di niente Pasolini Vincenzo Maria - Gruppo Albatros Il Filo, 2026 - Gli Speciali. Strade
Qualcuno potrebbe pensare che "(Ri)ammalati di niente" sia il giusto sequel di "(Am)malati di niente". E invece no. Qualche riferimento e incrocio tra i due libri esiste, è vero, e lo si incontra, qua e là, mentre si è coinvolti nella scorrevole lettura della seconda opera di questo scrittore eclettico e talentuoso. In realtà, però, anche senza aver letto l'opera prima, già insignita di una Menzione d'Onore a Pisa nell'ambito delle celebrazioni per il Premio Internazionale di Arte Letteraria "Il Canto di Dafne" 2023, il nuovo testo, più lungo, ma con la stessa particolare struttura del primo e la consolidata suddivisione di una "malattia" per ogni capitolo, consente lo stesso di affezionarsi ad altre ben tredici, inedite, precise, "Malattie del Niente". Ognuna indipendente dall'altra e sempre intuibili prima della fine di ogni capitolo grazie ai numerosi indizi inseriti dall'autore. È un libro nuovo, ma non troppo diverso dall'altro, e comunque mantiene quell'emozionante e sorprendente leitmotiv del primo, se pensiamo che tutto ha inizio nell'estate del 1998 quando un bambino, al culmine della classica crisi coniugale del settimo anno tra i suoi genitori, avendo sicuramente percepito tutto il dramma, disse, a soli cinque anni di età: "Papà, mamma, ma si può essere malati di niente? Perché io ho dolore, le lacrime agli occhi, ma non mi sono fatto male da nessuna parte del corpo". Questo il tenero incipit di "(Am)malati di niente prima" e "(Ri)ammalati di niente" adesso.