Libri di Weil Pierre
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L'uomo senza frontiere Weil Pierre - Crisalide, 1996 -
Estasi mistica, coscienza cosmica, esperienza oceanica, esperienza trascendentale, nirvana, samadhi, satori... In cosa consistono questi stati alterati di coscienza? Come vi si può accedere? La realtà è limitata solo a ciò che i nostri cinque sensi percepiscono? Pierre Weil ha dedicato la sua vita allo studio della natura della coscienza umana. In questa sua introduzione alla Psicologia Transpersonale, egli ci dimostra che nell'uomo esistono infinite potenzialità di crescita. Nelle sue parole: "L'uomo contiene le potenzialità di un immenso seme, che può aprirsi, crescere e svilupparsi. Realizzare tali potenzialità è lo scopo fondamentale di ogni essere umano. Questo libro presenta le tappe e le fasi del recesso evolutivo, propone la mappa di un possibile percorso. Ma tocca al lettore mettersi in cammino, nessuno può percorrere la strada al suo posto. Egli può procedere come vuole e se lo vuole, con un maestro o senza maestro, ma sempre guidato dalla sua forza interiore."
Éloge du corps. Arts d'Afrique, d'Océanie et d'Amérique. Ediz. a colori Hourdé Charles-Wesley Weill Jean-Pierre - 5 Continents Editions, 2019
Se la storia della collezione di Josette e Jean-Claude Weill vede i suoi primordi nella pittura, è altrettanto vero che la loro incessante ricerca per forme nuove li ha condotti in poco tempo ad appassionarsi alle arti primitive. Ampliata nel corso dei decenni sotto l'entusiastica guida del figlio Jean-Pierre, la loro collezione comprende oggi oltre 120 opere di altissimo livello, provenienti dall'Africa, dall'America e dall'Oceania. È possibile distinguere diverse grandi categorie che riflettono il gusto della famiglia Weill per le forme audaci ed espressionistiche: statue Dogon e Tellem che combinano forme geometriche con superfici testurizzate, così come le potenti figure di Kongo dotate di proprietà magiche. Nella collezione sono inoltre ben rappresentate le tipologie espressive di Nigeria, Camerun e Melanesia. Tra le opere più classiche si individuano pezzi che si connotano per uno status iconico - si pensi alla statua di Bena Lulua che apparteneva a Jacques Kerchache, alla figura reliquiario Fang di Edward Robinson, o al potente flauto Biwat della collezione Lemaire - tutti pezzi che testimoniano la profonda sensibilità dei Weill nonché l'istinto acuto che li ha condotti ad apprezzare quest'arte appartenente a un altro mondo. Un terzo dell'intera collezione è inoltre costituito da un importante gruppo di piccoli avori finemente intagliati. Per consentire al lettore di cogliere tutta la ricchezza e l'eterogeneità dei suoi contenuti, le opere sono accompagnate da schede scritte da esperti, tra cui Viviane Baeke (Africa Museum, Tervuren), Philippe Dagen (storico e critico d'arte), Jean-Paul Colleyn (antropologo), Bertrand Goy (autore specializzato in Costa d'Avorio), Hélène Joubert (museo del Quai Branly-Jaques Chirac), Hélène Leloup (storico e antiquario), Sean Mooney (Fondazione Rock) e Philippe Peltier (già al museo del Quai Branly-Jaques Chirac).