Libri di Giovanna Savant
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Intransigenti e collaborazionisti. Serrati e Treves davanti alla grande guerra Savant Giovanna - Aracne, 2013 - Quaderni Della Fondazione Luigi Salvator
Quando scoppia la Prima guerra mondiale, il Psi, a differenza dei principali partiti socialisti europei, sceglie la linea della neutralità assoluta che, con l'ingresso dell'Italia nel conflitto, trasforma nella formula assai più ambigua del "né aderire, né sabotare". L'isolamento politico e i continui attacchi dei gruppi interventisti spingono i dirigenti a salvaguardare l'unità del partito, ma i contrasti, anche aspri, tuttavia permangono. L'analisi degli scritti di Serrati e Treves rivela la diversa concezione che le due anime del Psi hanno della guerra: per i rivoluzionari, essa accelera lo sviluppo del sistema capitalistico e i marxisti, pur mantenendo un atteggiamento intransigente, devono riconoscerne la necessità storica, in quanto pregiudiziale all'avvento del socialismo. Per i riformisti, la guerra è il prodotto del militarismo proprio dei regimi autocratici, mentre nelle democrazie, il capitalismo si espande pacificamente. Essi negano l'esistenza di un rapporto necessitante tra sviluppo capitalistico e guerra e sostengono la collaborazione con i gruppi borghesi meno propensi al conflitto.
Bordiga, Gramsci e la grande guerra (1914-1920) Savant Giovanna - La Città Del Sole, 2016 - La Foresta E Gli Alberi
La Grande Guerra è stata un evento epocale, che ha cambiato in modo irreversibile il futuro del mondo nei decenni successivi, e rappresenta ancora oggi uno snodo fondamentale della storia contemporanea. Il presente lavoro analizza l'influenza che essa ha esercitato sul pensiero politico di due importanti rivoluzionari, destinati ad assumere una posizione di rilievo nell'ambito del movimento operaio italiano nel primo dopoguerra: Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci. Diversi per origini, carattere, formazione culturale e iscritti al Partito socialista in tempi diversi, diventano gli attori principali di quella nuova sinistra che si costituisce proprio durante il conflitto mondiale all'interno del PSI e dalla quale, nel 1921, nascerà il Partito comunista d'Italia, alla cui guida si alterneranno. Esaminando i loro scritti, nel periodo compreso tra l'agosto del 1914 e la vigilia del congresso di Livorno, l'autrice evidenzia le analogie e le differenze di pensiero esistenti tra i due militanti sia in merito ai principali dibattiti sollevati dalla Prima guerra mondiale, da quello sulla neutralità italiana alla discussione sulla Lega delle Nazioni, sia in merito ai grandi eventi legati al conflitto stesso, come la rotta di Caporetto, l'occupazione di Fiume, la Conferenza di pace di Versailles e soprattutto le tre rivoluzioni comuniste: la bolscevica, la spartachista e l'ungherese. Nel 1920, benché si verifichi un graduale avvicinamento tra i due pensatori politici, si sottolinea come rimangono differenze importanti, concernenti da un lato i tempi e i modi in cui la rivoluzione proletaria dovrà svolgersi in Italia e, dall'altro, le previsioni circa la fase che starebbe per aprirsi nel paese dopo due anni di intense lotte operaie.