Libri di Maddalena Scimemi
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L'ordine organico. Architettura ed estetica industriale 1950 - 1960. Ediz. a colori Scimemi Maddalena - Artemide, 2024 - Arte E Cataloghi
Il dibattito sull'estetica delle fabbriche, avviato nella Germania agli inizi del Novecento e riacceso nell'Europa prebellica dagli architetti della cosiddetta «seconda Età della macchina», conosce nel decennio 1950-60 una stagione di rinnovato fermento a livello internazionale, che vede l'Italia a confronto con le maggiori potenze economiche mondiali. In parallelo, tra le diverse tendenze in atto, emerge la diffusione di forme ispirate alle dinamiche trasformative degli organismi viventi e alle loro unità costitutive, le cellule, in nome delle quali si sperimentano soluzioni che vedono ricorrere sistemi micro e macro modulari e formalismi impostati sulla geometria dell'esagono. Alla grande varietà di espressioni riscontrata in architettura corrisponde la vivacità di una discussione teorica che verte sul più ampio rapporto tra Arte e Tecnica, sulla coerenza dell'estetica industriale alle diverse scale di progetto, sul ripensamento improcrastinabile dell'approccio «funzionalista». È la breve stagione dell'approccio «organico», l'ultimo ordine architettonico dell'età contemporanea.
Massimo Carmassi. La Provianda di Santa Marta a Verona. Ediz. illustrata Scimemi Maddalena - Electa, 2010 - Ad Esempio
Massimo Carmassi. La Provianda di Santa Marta a Verona. Ediz. illustrata - Electa
Architettura del Novecento a Venezia. Il palazzo Rio Nuovo. Ediz. illustrata Scimemi Maddalena - Marsilio, 2009 - Libri Illustrati
Attraverso la ricostruzione e l'analisi delle vicende che hanno condotto alla realizzazione dei nuovi uffici veneziani della Società Adriatica di Elettricità (SADE) tra il 1952 e il 1961, il volume mette in luce aspetti cruciali della storia di Venezia negli anni del secondo dopoguerra, durante i quali la città ha sentito l'esigenza di allinearsi per criteri operativi e ambizioni formali ad altre realtà metropolitane italiane e straniere. Il coinvolgimento nel progetto di architetti lombardi quali Luigi Vietti e Cesare Pea, riflesso del tentativo di inserire la SADE tra le maggiori aziende dell'Italia settentrionale, spiega l'austera originalità dell'edificio, un unicum nel tessuto edilizio veneziano per dimensioni e articolazione dei fronti in vetro e cemento, pensato inizialmente con tutti i materiali costruttivi a vista. Il palazzo Rio Nuovo si configura come il riflesso solitario e problematico nel centro storico lagunare di una stagione italiana sorprendentemente aggiornata sulle tendenze più avanzate dell'architettura internazionale degli anni cinquanta.