Libri di Davide Spagnoletto
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Artisti ebrei dall'Emancipazione alla fine dell'Italia liberale Spagnoletto Davide - Edifir, 2025 - Quaderni Della Fondazione Ambron Castiglioni
Il volume esplora la presenza degli artisti ebrei nel panorama figurativo italiano dall'Emancipazione politica e civile fino alla marcia su Roma, periodo in cui furono progressivamente esclusi dall'espressione artistica. Pur non esistendo un'arte ebraica in senso stretto, questi artisti poterono accedere a scuole e maestri solo con l'Unità d'Italia, partecipando al dibattito artistico post-macchiaiolo. Spagnoletto apporta nuove informazioni al tema basandosi su documenti d'archivio e pubblicistica coeva, approfondendo biografie poco note e studiando la costruzione delle sinagoghe dell'Emancipazione, simbolo della loro nuova visibilità urbana. L'indagine evidenzia anche artisti finora trascurati, come Jesi, Coen, Massarani e Grünhut, e include un'analisi delle presenze femminili e di figure come Dario Viterbo, perseguitato dal fascismo, e Arrigo Minerbi, più vicino al regime. L'opera getta nuova luce su un periodo molto spesso tenuto in ombra per timore che presti il fianco a un revisionismo storico sempre in agguato.
Roma 1948. Arte italiana verso Israele. Italian Art Towards Israel. Ediz. bilingue Spagnoletto Davide Calò Giorgia - Maretti Editore, 2023
[...]Roma 1948: una città e un tempo suggeriti dalla riscoperta di una mostra d'arte. Un momento che si pone a chiusura di una prima fase del dopoguerra, attraversata da entusiasmo e incertezza, e si proietta verso un nuovo decennio. Le vicende della "Mostra d'Arte pro nuovo Stato d'Israele" a cui è dedicata questa esposizione rappresentano un fatto sorprendente per il messaggio che sottendono, e assumono particolare rilievo se poste in relazione al periodo storico in cui ebbero luogo. «La fine della guerra fu una grande festa che durò due anni. - ricordava lo scultore Pietro Consagra - A Roma arrivavano artisti, poeti e scrittori da tutte le parti d'Italia e poi dalla Francia, dall'Inghilterra e dall'America. Dal Nord scendevano i partigiani che pensavano di trovare accoglienze e possibilità di inserimento nel nostro giro, in quello del cinema, in quello della stampa».