Libri di Cur Zezza
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Arti e lettere a Napoli tra Cinque e Seicento: studi su Matteo di Capua Principe di Conca Zezza A. (Cur.) - Officina Libraria, 2021 - Saggi In Officina
Matteo di Capua (1568-1607), conte di Palena e secondo principe di Conca, Grande Ammiraglio del Regno di Napoli, fu il più munifico patrono delle arti e delle lettere a Napoli tra Cinque e Seicento. Al suo servizio furono, uno dopo l'altro, l'anziano Torquato Tasso e il giovane Giovan Battista Marino, insieme a uno stuolo di artisti, letterati, artigiani, scienziati e uomini di cultura. Il suo palazzo napoletano è stato spesso ricordato, oltre che come dimora dei due grandi poeti, per le conversazioni che vi ebbero luogo e che portarono al processo per eresia del celebre matematico Colantonio Stigliola. La sua biblioteca e le collezioni d'arte, ricche di opere attribuite a Correggio, Raffaello e Tiziano, furono tra le più importanti mai raccolte a Napoli: esaltate dalle fonti coeve, da Tommaso Costo a Giulio Cesare Capaccio, sono protagoniste delle Vite di Bernardo De Dominici, dove sono spesso ricordate (senza alcun fondamento) come il luogo in cui i pittori napoletani del Seicento avrebbero completato la loro formazione figurativa, davanti a illustri esempi "classici". Nonostante già alla fine dell'Ottocento se ne conoscessero gli inventari, la loro consistenza e la loro storia reale non erano mai state indagate. Le vicende del principe, della sua famiglia, delle sue residenze di Conca, Caiazzo, Napoli e Vico Equense, insieme a quelle delle sue raccolte erano pertanto allo stesso tempo famose e ignote. I saggi contenuti nel volume, in cui si confrontano storici della società, dell'architettura, delle arti antiche e moderne, della letteratura, della musica e del libro, insieme alla vasta documentazione d'archivio ritrovata e trascritta, costituiscono una monografia a più voci, che indaga per la prima volta la breve vita del principe e la formazione, la consistenza, la dispersione della sua biblioteca, delle sue collezioni e della sua corte, viste come punto di incontro tra arti, scienze e lettere.
Raffaello. 500 anni dopo Zezza A. (Cur.) Cioffi R. (Cur.) Lattuada R. (Cur.) - Officina Libraria, 2024 - Saggi In Officina
A partire dal centenario del 1983, che segnò una svolta importante nella storia degli studi sul maestro urbinate, quasi tutte le opere di Raffaello sono state oggetto di nuove ricerche, di indagini scientifiche e di restauri. Il catalogo delle opere dell'artista estremamente ridotto negli studi tra Otto e Novecento per via di una visione troppo restrittiva e unilaterale (Raffaello come pittore della grazia e dell'armonia) si è allargato recuperando tutta la fase finale della sua carriera, che i contemporanei avevano vissuto come un apice ineguagliabile, ma che il gusto romantico e purista aveva rifiutato, distribuendo le opere tra allievi e collaboratori. Si è così restituita la titanica complessità dell'artista, che è tornato a essere considerato uno dei più straordinari innovatori di tutti i tempi, e si sono affermate nuove tecniche di indagine, comprendendo meglio l'utilità dello studio delle tecniche e delle pratiche esecutive di quella che sarà una bottega esemplare non solo per i contemporanei, ma anche per i secoli a venire. Il convegno Raffaello 1520-2020, organizzato dall'Università della Campania «Luigi Vanvitelli», in collaborazione con il Museo e Real Bosco di Capodimonte, si è proposto di offrire un'occasione di confronto tra i maggiori studiosi europei del maestro urbinate e di consentire una riflessione e una discussione comune su alcuni dei temi principali emersi in questi decenni di studi e delle numerose prospettive di ricerca aperte.