Libri di Antonio Ziosi
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Il fantasma del modello. Seneca, Ovidio, Virgilio e la tragedia di Amleto Ziosi Antonio - Pàtron, 2024 - Testi E Man. Insegnamento Univ. Del Lat.
Attraverso l'analisi di tre tragedie del teatro inglese (che si collocano tra la «Renaissance» e la «Restoration»), questo libro affronta un frammento del tema sconfinato del rapporto tra i testi delle letterature moderne e i classici greci e latini. Un rapporto (complicato, multiforme e mai lineare) con un modello a volte ricercato, a volte citato, a volte rifiutato, a volte consapevolmente taciuto o addirittura rimosso. Un rapporto a tratti quasi 'edipico' con un modello - quello della poesia latina dell'Eneide, delle Metamorfosi e del teatro di Seneca - che fonda e rappresenta un'intera tradizione. In queste pagine appaiono umbrae e fantasmi: quelli 'veri' delle tragedie di Seneca, ripresi poi dal teatro moderno, ma anche umbrae intese come metafora di un modello spesso evanescente. E in ogni capitolo appare (e scompare) anche Amleto: l'Amleto di Shakespeare e lo stesso testo di The Tragedy of Hamlet, ma anche la 'tragedia amletica' della letteratura moderna, con le sue «angosce dell'influenza» nei confronti del fantasma di un modello ineludibile. Ma questo è anche un lavoro di filologia. La ricerca delle 'apparizioni' e delle tracce dei testi del passato, ovvero lo studio di ciò che chiamiamo 'ricezione', si affianca, infatti, all'ecdotica e all'interpretazione: l'agone intertestuale che il teatro moderno ingaggia con i classici può, in effetti, addirittura contribuire a sanare alcune celeberrime cruces negli stessi testi drammatici moderni e, nel contempo, ci spinge a rileggere con occhi nuovi gli stessi testi della poesia latina. Nel grande gioco di infinite finzioni che la letteratura mette in scena con le ombre dei suoi modelli.
Didone regina di Cartagine di Christopher Marlowe. Metamorfosi virgiliane nel Cinquecento Ziosi Antonio - Carocci, 2015 - Lingue E Letterature Carocci
Il volume propone una nuova edizione della prima tragedia di Christopher Marlowe, Dido, Queene of Carthage, e uno studio del fondamentale rapporto tra il drammaturgo elisabettiano e due autori della poesia latina, Virgilio e Ovidio. La Tragedia di Didone, regina di Cartagine, cui verosimilmente allude Amleto nel suo invito al capocomico nel secondo atto di Hamlet, è infatti una drammatizzazione del libro IV ma anche del I e del II dell'Eneide virgiliana. Ma, a differenza delle altre tragedie rinascimentali di Didone, che si appoggiano alle strutture già drammatiche del iv libro eneadico, la Didone di Marlowe 'rilegge' tutto il poema virgiliano e i nodi più profondi del suo codice epico in maniera simbolica, allusiva e deformante. Nel tradurre Virgilio per il palcoscenico, infatti, Marlowe lo riveste di abiti ovidiani (o ovidianamente medioevali), sfruttando, in modo acuto e consapevole, il rapporto intertestuale e palinsestico che lega l'opera di Ovidio a quella di Virgilio. L'analisi riserva ulteriori sorprese: Fuso allusivo della poesia degli Amores, delle Heroides e, soprattutto, delle Metamorfosi, nel gioco di riscrittura dell'epos virgiliano, si rivela fondamentale non solo per la formazione dell'immaginario simbolico e mitologico che sostiene tutta la poesia di Marlowe, ma anche per la genesi del suo stesso teatro. Un teatro che, nei suoi aspetti più originali e moderni, nasce dunque dalla parola ecfrastica e spettacolare della poesia ovidiana.