Libri di Davide Zordan
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Louis Bouyer Zordan Davide - Morcelliana, 2009 - Novecento Teologico
Teologia e biografia si richiamano fino quasi a sovrapporsi. Se l'asserto vale in generale, vale in forma singolare per l'oratoriano Louis Bouyer (1913-2004): l'originalità del suo pensiero corrisponde all'originalità fino all'isolamento - della sua persona. Convertito dal protestantesimo, si impone al mondo teologico con l'opera Le Mystère pascal che costringe a rimettere al centro della riflessione il mistero dal quale tutti gli aspetti del cristianesimo dipendono. Alla scuola di J.H. Newman e di S. Bulgakov, il teologo francese avvia un percorso di illustrazione del mistero cristiano lontano dalle secche delle trattazioni neoscolastiche, per nutrirsi e nutrire i lettori con le saporose fonti patristiche, soprattutto orientali. Da esse attinge una figura di vita cristiana - denominata "umanesimo escatologico" e che trova la sua realizzazione compiuta nella vita monastica - poco incline al "compromesso" con la cultura dominante del suo tempo, sia essa ecclesiastica o civile. Nei confronti soprattutto della prima giungerà, nell'epoca successiva al Vaticano II, a denunciarne la deriva. Sua preoccupazione fondamentale è in ogni circostanza "'difendere" la novità del cristianesimo, condizione per mostrarne la funzione salvifica per un mondo che agli occhi del dotto contemplativo resta ancora sotto il dominio del maligno.(Giacomo Canobbio)
La Bibbia a Hollywood. Retorica religiosa e cinema di consumo Zordan Davide - Edb, 2013 - Sguardi
Il successo commerciale e mediatico della "Passione di Cristo" di Mel Gibson (2004), seguito due anni dopo dall'ampia distribuzione che ha accompagnato l'uscita del film Nativity di Catherine Hardwicke, ha riacceso l'interesse di Hollywood per la figura di Gesù e per i temi della Bibbia. L'attenzione agli immaginari di tipo mitico-religioso nella cultura di massa non è certo una novità per l'industria cinematografica americana, come testimonia la figura del regista e produttore Cecil B. DeMille (1881-1959). Con il grande successo dei "Dieci comandamenti" (1923) e del "Re dei Re" (1927) egli ha infatti notevolmente contribuito a rendere il cinema consapevole delle proprie possibilità come veicolo di mentalità e serbatoio dell'immaginario sociale.