Libri di Zucchinali
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Jacques-André Boiffard. Storia di un occhio fotografico. Ediz. illustrata Zucchinali Andrea - Quodlibet, 2015 - Quodlibet Studio. Dietro Lo Specchio
Fotografo eclettico e surrealista della prima ora, Jacques-André Boiffard (1902-1961) è una figura inafferrabile e affascinante, rimasta sinora nella penombra nonostante il ruolo significativo svolto nella storia delle avanguardie. Solo dal 2011, grazie alla collezione che Christian Bouqueret ha donato al Centre Pompidou, è possibile avere una visione d'insieme della sua opera di cui questo volume si propone di tracciare le tappe fondamentali. Dall'apprendistato presso l'atelier di Man Ray alle enigmatiche fotografie di Parigi scattate per "Nadja" di André Breton, dalle perturbanti immagini realizzate per "Documents" sotto la guida di Georges Bataille alle collaborazioni con Man Ray, Jacques Prévert e Lou Tchimoukow, questo libro, che esce in concomitanza con la prima mostra fotografica interamente dedicata a Boiffard dal Centre Pompidou di Parigi, è il primo a fornire, oltre alla biografia, l'analisi di un percorso artistico che si pone come la "storia di un occhio" in grado di interpretare visivamente la complessa esperienza surrealista.
Maurizio Mazzoleni. Reverte Terrae. Catalogo della mostra (Bergamo, 28 febbraio-22 marzo 2026). Ediz. italiana e inglese Zucchinali A. (Cur.) - Lubrina Bramani Editore, 2026
Reverte Terrae, l'opera installata all'interno della polveriera di San Marco di Bergamo, rappresenta l'ultimo esito di una ricerca artistica che Maurizio Mazzoleni conduce ormai da molti anni, incrociando due pratiche artistiche, l'installazione e la pittura, sempre in ottica site specific. Il progetto seminale di questa ricerca è stata l'imponente torre ottagonale, completamente ricoperta da tasselli pittorici realizzati con terre provenienti da cinque continenti e nero combusto, eretta nel 2019 al centro dell'oratorio di San Lupo. In altre occasioni, poi, Mazzoleni ha saputo dialogare con gli spazi espositivi con progetti più minimalisti, giocando non solo sull'aspetto volumetrico ma tenendo conto di fattori diversi - su tutti il dialogo con la luce, l'esposizione, l'orientamento cardinale degli spazi. Con l'opera Reverte Terrae si torna per così dire a una logica "monumentale", espressa dal grande parallelepipedo che però sovverte la tensione verticale/ascensionale della torre babelica, per privilegiare un'adesione orizzontale/meditativa al terreno, alla terra a cui ritorna, come suggerito dal titolo, alla maniera di un albero caduto, di una torre crollata.