Varia Libri
Libri pubblicati nella collana Varia con argomento Arte Contemporanea Storia dell’arte e stili artistici: dal 1900 al 1960 circa
Prossime uscite della collana Varia
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9791298653313 Il grande ricettario della cucina italiana
- 9791282494205 I sogni sono contagiosi
- 9791282494199 Giappone. Piccolo atlante della felicità
- 9791282494182 Irlanda. Piccolo atlante della felicità
- 9791282494175 Svezia. Piccolo atlante della felicità
- 9791282494137 Preadolescenza consapevole
- 9791282494120 La strategia dell'aragosta
- 9791282494113 Il kung fu e l'arte dell'equilibrio
- 9791282494106 Liberati dalle cazzate
- 9791282494076 In punta di piedini
The russian art of movement (1920-1930). Ediz. a colori Misler Nicoletta - Allemandi, 2018 - Varia
The russian art of movement (1920-1930). Ediz. a colori - Allemandi
Scultura programmatica nel Terzo Reich. Corpi dogmatici, letali dettami di bellezza Wolbert Klaus - Allemandi, 2018 - Varia
Negli edifici pubblici di rappresentanza, in cui la NSDAP - il Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori - volle mettere in scena con imponente grandiosità la sua potenza, alla scultura era riservato un ruolo di grande rilievo accanto all'architettura. Le opere degli scultori del Terzo Reich (da Arno Breker a Georg Kolbe e Josef Thorak, tra i tanti) dovevano conferire una realtà concreta alle figure dell'immaginario ideologico della NSDAP: erano quindi opere strettamente legate ai dettami razzisti dello Stato nazionalsocialista, presentate e osannate come esempi riusciti di affermazione dell'identità e della superiorità dei «tipi ariani». In questo volume Klaus Wolbert sottolinea la centralità del nudo nelle sculture del nazionalsocialismo, in un Terzo Reich in cui il primato della «bellezza» aveva anche lo scopo di far apparire lo Stato nazionalsocialista come tutore del «bello» e garante supremo di un ordine armonioso. La bellezza di imitazione «classica», tuttavia, nel pensiero programmatico degli ideologi dell'era hitleriana e nei nudi realizzati dagli scultori allineati con il regime, assunse anche una connotazione tragica: essa aprì la via, infatti, alla selezione e al declassamento dei corpi che non apparivano adeguati ai canoni «estetici» elaborati nei programmi ufficiali, squalificando così tutti gli individui che non risultassero sufficientemente «belli». Stigmatizzati come appartenenti a una «razza impura» o «inferiore», ad essi si aggiunsero i «disabili» fisici e mentali, gli «anormali» sul piano sessuale, i socialmente «miserabili». Su tutti costoro si abbatté l'ostilità integrale dei nazionalsocialisti: screditati quali esseri «spregevoli» e «ripugnanti» e infine considerati «indegni di vivere», furono internati in gran numero per essere destinati alla morte. Valendosi di un'ottica interdisciplinare, Wolbert scandaglia in modo approfondito le premesse concettuali cui poterono agganciarsi i nazionalsocialisti nella elaborazione delle loro linee programmatiche, si interroga su come interpretare la funzionalità politica connessa al potere attrattivo dei nudi nell'arte plastica nazionalsocialista e documenta in che misura anche gli scultori dell'era hitleriana fossero implicati, con le loro opere, in quell'immane annientamento di corpi che culminò negli abomini perpetrati dai nazisti.
L'arte del movimento in Russia (1920-1930). Ediz. a colori Misler Nicoletta - Allemandi, 2018 - Varia
Il motto «In principio era il corpo», in cui si riconosceva la cultura del corpo in Russia negli anni venti, serve a tracciare lo sviluppo della modern dance, il linguaggio del movimento e la sua rappresentazione durante il rivoluzionario decennio 1920-1930. Attraverso le premesse pratiche e teoriche di questa affermazione, il volume mette in luce quella che venne definita «Arte del movimento» da un gruppo di ricercatori, danzatori e coreografi associatisi nel Laboratorio Coreologico dell'Accademia russa di scienze artistiche di Mosca. Questo laboratorio, fondato da Vasilij Kandinskij insieme ad altri esperti tra i quali Aleksandr Larionov e Aleksej Sidorov nel 1921, divenne una istituzione unica nella storia europea della nuova danza e uno dei molti progetti utopici fra la fine dell'impero russo e la prima cultura sovietica. Ma, a differenza di altri esperimenti in questi anni burrascosi, il Laboratorio, come impresa funzionante e attiva, durò relativamente a lungo (dal 1923 al 1929), organizzando performance, conferenze, pubblicazioni e quattro mostre fondamentali sotto l'egida de «L'arte del Movimento». Il Laboratorio analizzava le modalità con le quali il movimento poteva essere fissato nelle sue diverse estensioni cinetiche: il gesto, la mimica, la danza, la ginnastica, l'espressione emozionale. A questo scopo, fece ricorso agli strumenti e alle più varie metodologie, inclusa la registrazione secondo le linee di una trascrizione musicale, pittorica, scultorea o quella della registrazione meccanica (fotografia, cinematografia, ciclogrammi). La finalità essenziale era di stabilire un dialogo fra la riproduzione artistica o «estetica» del movimento e quella fotomeccanica. Il volume tratta delle diverse manifestazioni di questo soggetto polimorfo, dalla danza plastica alla ginnastica ritmica di Nina Aleksandrova e Ljudmila Alekseeva, dagli studi del moto e del tempo negli esperimenti di biomeccanica di Nikolaj Bernstejn, alle provocatorie performance en nue di Kas'jan Golejzovskij, Lev Lukin, Aleksandr Rumnev, dall'acrobatica alla ginnastica di Valerija Cvetaeva, al teatro di varietà e alle danze etniche di Nikolaj Foregger e Vera Sabsaj. Nel libro si incontrano inoltre numerosi riferimenti incrociati ai grandi innovatori della danza americani ed europei come Isadora Duncan e Rudolf von Laban, intenzionati a stabilire influenze e contatti reciproci con una Russia ancora aperta alle sperimentazioni più radicali nel campo dell'arte del Movimento. Basato su ampie e approfondite ricerche in archivi pubblici e privati,il volume rivela un nuovo approccio nella descrizione di teorie e pratiche dei suoi protagonisti, mettendoli in risalto attraverso la riproduzione di opere d'arte e foto d'epoca inedite in Occidente: in questo modo il libro ricostruisce un intero capitolo della cultura russa e sovietica da lungo tempo dimenticato, ignorato e negletto a causa delle censure e delle persecuzioni dell'epoca staliniana.